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STORIE: Linford Christie, il velocista di sua maestà

linfordchristieLinford Christie nasce in Giamaica, precisamente a Saint Andrews il 2 Aprile del 1960. Fino a sette anni il piccolo Linford cresce nell’isola caraibica , finchè i genitori decidono di trasferirsi oltreoceano, nella capitale di sua maestà la regina d’Inghilterra, Londra. Il giovane cresce con l’hobby dello sport, quando finalmente, a 19 anni, tra i suoi hobby sportivi inserisce anche l’atletica leggera, in cui trova molti stimoli, notando qualità che potrebbero essere promettenti se sfruttate e allenate ma tutto ciò non spinge Christie a intraprendere una possibile carriera agonistica.

Fino a 26 anni, Linford lavora come insegnate di educazione fisica alle scuole elementari, senza però mai rinunciare ad allenarsi nella velocità che tanto lo attira. Durante uno dei tanti allenamenti viene notato dall’allenatore Ron Roddan, che vede un futuro per corridore, tanto che dopo vari e cocciuti tentativi, riesce a convincere Christie a cambiare vita, dedicandosi anima e corpo solo all’atletica e solo alla velocità.

Dopo qualche prima gara agonistica, è innegabile che la superiorità di Christie rispetto ai colleghi britannici è innegabili, tanto che viene subito convocato in nazionale e schierato nei 200 indoor agli imminenti campionati europei indoor di madrid del 1986.

Grazie a un carattere spavaldo, Christie non ha paura di cimentarsi col mondo delle competizioni internazionali, piombategli addosso quasi senza preavviso, infatti vince l’oro, coprendo il giro di pista indoor in 21″10.
Questo successo improvviso del nuovo arrivato accende una spia d’allarme nella testa dei velocisti di fama mondiale, insinuando la paura dell’incognita Linford Christie, l’inglese venuto dal nulla.
Dopo il successo indoor e altre vittorie sempre promettenti, la federazione inglese decide di schierare Christie agli europei outodoor di Stoccarda, (sempre nel 1986), sia nei 100 che nella 4×100.



LINFORD getty imagesLinford Christie non ha problemi a passare le eliminatorie e giungere tranquillamente in finale, dove, pur arrivando da “novellino”, strappa un grande oro, correndo in 10″15, alloro seguito dal bronzo nella 4×100, portata al traguardo proprio da Chriestie che fa fermare il cronometro in 38″71, non abbastanza per le due superpotenze degli anni 80: DDR e URSS.

Dopo la chiusura di questo anno spettacolare per un neofita dell’agonismo, Christie si mette in testa un obiettivo: le olimpiadi del 1988. Inizia così un duro allenamento, finalmente da professionista, che porterà, durante il cammino olimpico, al bronzo ai mondiali di Roma del 1987, dove il velocista britannico si deve arrendere alla superiorità di Ray Tewart e un certo Carl Lewis, chiudendo la gara comunque con un probante 10″14.

Finalmente, l’anno olimpico inizia, e subito Linford Christie comincia subito a mietere successi in campo internazionale, precisamente agli europei di budapest sui 60 m, chiudendo la gara in 6″57; non gli riesce il bis sui 200 m, dove giunge terzo in 20″83, ma la testa è tutta a Seul.

E’ una giornata soleggiata e calda a Seul il giorno della finale dei 100 m, e Linford Christie è sui blocchi insieme al campione olimpico in carica Carl Lewis e al canadese Ben Johnson. Alla partenza il più veloce è proprio Johnson, che sbaraglia la concorrenza, soprattutto Lewis, tagliando il traguardo in uno stratosferico 9″79, alzando il dito al cielo e dichiarando ” questo record durerà cinquanta anni“. L’entusiasmo canadese muterà in vergogna e sdegno in poco tempo, quando dopo un controllo antidoping, Johnson viene trovato positivo ed è così costretto a consegnare la medaglia del vincitore al vero campione olimpico, di nuovo l’americano Carl Lewis , mentre dal bronzo, Linfod Christie scala all’argento, grazie alla sua grande prestazione di 9″97.



Linford_christie AP PHOTOSDopo una finale dei 200, con il podio sfumato, ma soprattutto, dopo essere stato trovato positivo al test antidoping ma scagionato perchè la sostanza era stata assunta dopo aver bevuto un tè al gingseng, Christie guida la propria squadra ad un altro argento, portando la 4×100 a far segnare 48″28. Il britannico è giustamente soddisfatto dei suoi risultati ma ancora ambizioso, puntando il dito verso il nuovo obiettivo dove si può ancora migliorare e vincere un metallo ancora più prezioso: le olimpiadi di Barcellona 1992.

Finite i giochi in Corea del Sud, e con un 1989 senza impegni internazionali di alto livello, Christie continua ad allenarsi e a migliorare, sempre con la solita spavalderia che contraddistingue il britannico. Allenamenti che danno grandi frutti, dato che, nelle grandi competizioni, LInford Christie vince quattro ori su sei gare, vincendo gli europei indoor sui 60 m, 100 e 4×100 ai Giochi del Commonwealth e i 100 agli europei indoor, collezionando anche un bronzo nei 200 e un argento nella 4×100.

Dopo due ori consecutivi nei 60 indoor agli europei, Christie partecipa finalmente ai mondiali indoor di Siviglia del 1991; schierato sui 60, perde l’oro per solo un centesimo di secondo, chiudendo in 6″55 dietro all’americano Andre Cason ( 6″54) mentre l’argento nei 200 è per un distacco sempre molto esiguo: chiusura in 20″72 dietro a Nikolai Antov ( 20″67).

Siviglia non sarà l’unica città ad offrire una manifestazione iridata quell’anno, perchè seguirà il mondiale outdoor di Tokyo, reso immortale dallo scontro Lewis-Powell nel salto in lungo; mondiale risultato amaro per Linford che, nella sua gara principe dei 100 m, si ferma ai piedi del podio, non per demerito suo ma per grande merito degli altri concorrenti, capeggiati dal mostro sacro Carl Lewis, che correndo in 9″86 stabilisce il record del mondo, seguito da Leroy Burrell (9″88) e Dennis Mitchell (9″91).

Amareggiato per questa delusione, il fato di Christie si rivelerà benevolo inaspettatamente l’anno dopo, e il metallo raggiunto sarà ben più di valore del semplice oro.
Durante i trials americani per le Olimpiadi spagnole del 1992, Carl Lewis contrae una infezione virale, che gli fa guadagnare il posto solo nel salto in lungo e nella staffetta veloce. Questo imprevisto per Lewis, sarà invece un grande vantaggio per Linford Christie che, senza l’incombenza del primatista del mondo, può finalmente coronare il suo sogno olimpico: il primo agosto del 1992, al Montjuic, Linford Christie diventa il più vecchio vincitore dei 100 m in una finale olimpica, coprendo il rettilineo in 9″96 a 32 anni e 121 giorni.




Manca solo un titolo adesso a Linford Christie per chiudere l’elenco degli ori che contano, e quest’ultimo posto vuoto verrà colmato ai campionati mondiali outdoor di Stoccarda del 1993, dove il campione olimpico in carica strapazza e mette in fila tutti gli americani, chiudendo i 100 in 9″87, segnando il record europeo e un record statistico che dura tutt’ora: l’unico uomo a vincere l’oro agli europei, mondiali, olimpiadi e giochi del Commonwealth. Dopo la gara, un cronista gli chiederà una impressione su Lewis, giunto quarto, e per tutta risposta Christie dirà ” C’era anche Lewis? Non l’ho visto. Lui ormai è il terzo sprinter d’America. Anzi non è nemmeno più uno sprinter, è un misto tra Madonna, Tina Turner e Michael Jackson“.




Dopo i mondiali del 1993, a 33 anni, la stella dei Christie inizia ad affievolirsi, vincendo comunque i 100 ai giochi del Commonwealth e agli europei, entrambi nel 1994. Da quest’ultimo europeo in poi, Christie diminuisce le proprie prestazioni, addirittura vendendo squalificato durante i 100 alle Olimpiadi di Atlanta. Continua a correre in incontri e meeting minori fino al 1999, dove a 39 anni dichiara il suo ritiro, anche dopo una squalifica della IAAF per uso di nandrolone. Lasciata la pista da agonista, entra nello staff della nazionale inglese di atletica, rispettato e osannato da tutti come l’inglese col più alto numero di medaglie in campo internazionale nell’atletica.

Foto: eatmoveact.com.au ( prima foto) AP photos (seconda foto) , Getty Images (terza foto)

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