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Alfred Adolph Oerter, chiamato da tutti semplicemente “ Al“, nasce a New York il 19/9/1936 e  da buon americano la sua prima passione è per uno degli sport nazionali, ovvero il baseball, che pratica con grande passione.

Il destino però volle che la sua famiglia si trasferisse a Long Island, dove il giovane Al ( tredicenne) scopre l’atletica, anche se la prima cosa che l’attira è la velocità, che inizia  a praticare; la stazza crescente però ostacola Oerter che è così costretto a rinunciare alle corse.

Un  giorno, Al si vede arrivare tra i piedi un disco lanciato da un compagno di squadra che gli chiede di rilanciarglielo. Oerter,  per cortesia, rilancia l’attrezzo al collega, ma il suo lancio supera di molto la posizione in cui sarebbe dovuto atterrare; tutto ciò non sfuggì a coach Jim Fraley che, rivolto a Oerter, urlò: ” Piantala di correre e fila in pedana“.

Al Oerter a questo punto inizia a migliorare sensibilmente e ad allenare il suo fisico possente, ( raggiungerà i 193 cm e 127 kg di peso forma), stabilendo record su record di categoria e ottenere quasi una egemonia nel suo stato.

I 20 anni furono per Oerter un periodo fatidico: è un giovane universitario che frequenta la Kansas City University, al quale però entra una pulce nell’orecchio, cioè le Olimpiadi di Melbourne ’56.

Verso la fine dei corsi, Bill Easton, il nuovo allenatore di Oerter, sprona il ragazzo e convincerlo a partecipare ai Trials olimpici di Los Angeles.

La tensione e le aspettative mettono su Oerter una forte pressione psicologica ma fortunatamente riesce ad eseguire almeno un lancio valido, il secondo miglior lancio della gara in generale e a conquistarsi il posto nella squadra olimpica, inizia così, forse senza troppi clamori la storia olimpica del grande Al Oerter; a detta dello stesso Oerter, il suo lancio ai Trials fu un ” colpo di fortuna, aiutato dal vento, col disco atterrato al limite della zona valida“.

Il ventenne Oerter arriva a Melbourne pieno di speranze e già un ottimo curriculum per essere così giovane ma non parte favorito grazie alla presenza dell’esperto e primatista del mondo,  con 59,90, Fortune Gordien.

Al sale in pedana per il suo primo lancio, e decide di dare subito tutto ciò che ha dentro. Il disco esce veloce e vola lontano, atterrando a 56,36. Nessuno durante la gara riuscirà ad andare oltre, neanche Gordien. Per il giovane Al è il delirio e la prima medaglia d’oro olimpica, ma siamo solo all’inizio, perchè ci sono altri quattro anni di intensi allenamenti e preparativi.

Oerter esce affermato al pubblico della grande atletica dopo Melbourne ’56 e quindi è fermamente deciso a bissare l’oro nelle olimpiadi del 1960 a Roma.

Il percorso fino alla Città Eterna non è difficile per Al, che pensa soltanto ad allenarsi e vincere, fino alla finale olimpica.

La gara non sembrava essersi messa bene per Oerter, secondo dietro alle spalle del compagno Rink Babka; a quel punto, sembrò di rivedere il gesto che Luz Long fece nei confronti dell’avversario, un ” certo” Jesse Owens alle olimpiadi di Berlino 1936: un consiglio; infatti Babka si avvicina ad Oerter e gli dà una dritta per il lancio seguente. Al a quanto pare apprese, perché sparò il disco a 59,18 m, sorpassando l’amico e mettendosi al collo la seconda medaglia d’oro olimpica consecutiva.

 

 

Dopo due ori olimpici consecutivi, che sono già un risultato strabiliante, l’astro di Oerter continua a salire, con un coronamento prestazionale che molti aspettavano: il record del mondo, finalmente stabilito il 18 maggio del 1961 a Los Angeles con 61,10 m.

Come se non bastasse e come ” riscaldamento” per le Olimpiadi di Tokyo ’64, Al Oerter infila altri tre record del mondo, uno all’anno, quasi come se fosse una festività a cui non poter rinunciare; al 61,10 del 1961 segue il 62,45 del 1962 ( 1 luglio, Chicago), il 62,62 del 1963 ( 27 aprile, Walnut, California) e infine il 62,94 del 1964 (25 aprile, Walnut, California), quest’ultimo pone una voce in capitolo molto importante per le olimpiadi che si svolgeranno nell’ottobre dello stesso anno.

La gara di Tokyo è forse quella in cui Oerter ha dimostrato tutta la sua voglia di vincere lottando contro tutte le avversità.

Al arriva a Tokyo con una costola incrinata che gli dà dolori lancinanti tanto da far preoccupare i dottori, i quali sconsigliano al discobolo di gareggiare. Oerter non si cura dei dottori: si fa fasciare lo sterno e utilizza ghiaccio e ammoniaca da mettere sotto il naso per combattere il forte dolore che lo opprime.

Inizia la dolorosissima finale, nella quale dopo quattro lanci dettati dal dolore, Al Oerter sale in pedana per il quinto turno e spara tutto ciò che ha e piagandosi subito in due dal dolore, tanto da non riuscire a sentire/vedere il risultato, che gli verrà comunicato dal collega polacco Piatkowski: 61.00 m colorati ancora una volta d’oro.

I quattro anni seguenti sono di routine per Oerter il quale però non riesce a migliorare i propri record, anzi si vede sorpassare dal ceco Ludvik Danek e dal connazionale Jay Silvester, ma il vero scontro fra i tre giganti si terrà a Città del Messico, città ospitante delle olimpiadi del ’68.

La gara viene sospesa per pioggia, e mente tutti sono a ripararsi, Oerter scende ugualmente in pedana per lanciare e provare la pedana bagnata, mossa che si rivelerà vincente. Quando la gara viene ripresa, Al è inarrestabile e velocissimo in pedana e spedisce il suo attrezzo a 64,78 m ,senza lasciare scampo a Danek e Silvester, aggiudicandosi così, a 32 anni la quarta medaglia d’oro olimpica di fila nella stessa disciplina, record statistico che verrà eguagliato soltanto nel 1996 quando Carl Lewis si appenderà al collo il quarto oro consecutivo nel salto in lungo.

Nel 1969 Oerter, ormai pienamente appagato dal suo palmares, decide di smettere con la pedana e inizia a lavorare per la Grummar Aerospace Corporation.

Nel 1974 viene inserito nella Hall of Fame di New York.

Per quelli che hanno vissuto o vivono tutt’ora l’atletica da molti anni, il campo, la pista, rimane nella mente e non se ne può fare totalmente a meno, c’è sempre una voce che ti supplica di rientrare al campo d’allenamento, anche solo per respirare quell’aria diversa rispetto al mondo circostante; la voce di Oerter fu risvegliata nel 1975, quando il regista Bud Greenspan lo chiama per girare il film ” Incredible Five”, documentario che narra le imprese di cinque mostri sacri delle olimpiadi: Oerter, Zatopek, Nurmi, Calavska e Blankers-Koen.

Questo Film risveglia in Al la voglia di gareggiare e nel 1977 rientra in pedana per ritrovare quelle sensazioni di forza e velocità che da molto non saggiava.

il 31 maggio del 1980 a Wichita, Kansas, e a 44 anni, Oerter fa uscire una potente spallata, facendo atterrare il disco a 69,36 m, il suo record personale e facendo pensare ad Al che la possibilità di partecipare a Mosca ’80 non è poi un’idea così peregrina. Purtroppo, dopo essere arrivato quarto ai Trials e con conseguente boicottaggio da parte degli USA, Al Oerter non riuscirà mai più a partecipare alle olimpiadi, decretando il suo ritiro definitivo nel 1982.

Ma questo non ferma il discobolo stakanovista, che inizia una attività tra le fila master, di cui può essere ricordato come un precursore; in contemporanea si dedica alla sua passione artistica, dipingendo quadri astratti, addirittura servendosi dello stesso disco che scaglia contro la tela ( alcuni dei quadri di Oerter sono stati inseriti nel programma dell’Hellenic Olympian Association’s Cultural Art).

Oerter non stette troppo lontano dall’ambiente olimpico, infatti ricevette il grande onore di fare da tedoforo alle olimpiadi del 1996.

Nel 2007, dopo essersi trasferito in Florida, il grande Alfred Adolph Oerter si spegne a causa di problemi cardiaci, lasciando un palmares stellare e una eredità atletica che pochi riusciranno ad eguagliare.

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3 Commenti

  1. Vicio97 ha detto:

    eccezionale! che palmares…

  2. carlo grancho ha detto:

    grande discobolo!!! ma fare quel personale a 44 anni non è normale… per farlo ne avrà preso di doping…

  3. Yassine Bajaddi ha detto:

    Aveva 44 anni é dura crederci che é riuscito a fare il suo persnale?

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