Luca Lai: “io corro per me stesso”

Arrivata al Campo XXV aprile di Milano ho trovato Luca Lai intento a sistemare le fotocellule per il suo allenamento mentre ascoltava una playlist di musica rock.

Ho assistito ad un allenamento leggero, ma che mi ha permesso di vedere da vicino la precisione e la passione che mette Luca nei suoi allenamenti, precisione e passione che si sono trasformate nel nuovo PB di 10”22 che al momento gli vale la terza prestazione italiana stagionale sui 100m dietro a Jacobs e Tortu.

Luca è un atleta classe ’92 in forze all’Athletic Club 96 Alperia che lo scorso anno ha fatto parlare di sé grazie alla vittoria ai tricolori indoor sui 60m e al bronzo di Bressanone sui 100m. Questo anno purtroppo non ha potuto replicare la performance del 2019 agli italiani indoor a causa di un fastidio al bicipite femorale dopo una gara a Magglingen, ma già dall’inizio della stagione outdoor ha dimostrato di essere in gran forma.

Ti ricordi il momento in cui ti sei reso conto di voler fare il professionista?

Sì, lo scorso anno. Ho visto che pur facendo una professione tosta come quella dell’infermiere e avendo dei turni di lavoro pesanti, notti comprese, sono riuscito a migliorarmi vincendo anche il titolo indoor assoluto nei 60m. Da lì ho capito che investendo tempo e concentrandomi di più sull’atletica, sui recuperi e sull’alimentazione, sarei riuscito a raggiungere dei risultati migliori. Da circa marzo dello scorso anno ho deciso di dedicarmi maggiormente alla corsa togliendomi delle soddisfazioni all’aperto come il 3° posto a Bressanone che è stato il campionato italiano più veloce di sempre con il 10”10 di Jacobs. Questo inverno mi sono trasferito a Milano per dedicarmi agli allenamenti dato che avrei potuto avere la possibilità di allenarmi al caldo nel pistino del XVI aprile, che però non è stato aperto. Lavorando al caldo riesco a correre più forte e a recuperare prima. Ho resistito fino a fine novembre poi sono andato a Basilea da mio fratello che è il mio coach e fa il medico lì. Ho trovato un gruppo di lavoro molto affiatato e mi sono allenato bene. I primi risultati si sono visti dalle indoor in cui mi sono migliorati di 11 centesimi sui 60m (6”57 terza prestazione stagionale in Europa).

Come sei riuscito ad allenarti durante il lockdown? Come hai vissuto la quarantena?

Con il lockdown sono stato costretto a tornare in Italia e allenarmi a casa. Il mio allenatore mi ha comprato i pesi e tutto quello che mi potesse servire per allenarmi. Sono riuscito a tenere alti i livelli di forza e potenza allenandomi a casa. Per quanto concerne la corsa ho scoperto che sotto casa mia c’era un parcheggio di circa 80m e anche se la superficie è dura sono riuscito a fare ripetute di massimo 40m per finire addosso al muro. Ho cercato di fare il possibile. Quando hanno riaperto tutto mi sono allenato a Sesto San Giovanni e da lì ho ripreso a corre in pista, ci ho creduto fino alla fine anche se le pretese non potevano essere eccelse dato che è stata una preparazione diversa. La Mondo mi ha fatto avere una pista in sportflex lunga 25m. Mi ci sono allenato le ultime due settimane di lockdown per fare esercizi di pliometria e attutire gli shock. Mi ha aiutato tanto durante il lockdown, così come mi ha aiutato molto fare diverse video conferenze insieme alla mia agente (Chiara Davini n.d.r) e altri atleti come Davide Re, Ayomide Folorunso e Elena Vallortigara. Siamo un team compatto e unito. Abbiamo fatto conferenze anche con la Mondo, vari giornalisti e anche dei raduni nazionali virtuali con il DT. Tutto questo ha inficiato positivamente sulla mia motivazione durante un periodo poco semplice. Vivevo in un monolocale di meno di 30mq e da solo, con la stanza occupata dai pesi. Non ho avuto la fortuna di avere un giardino o un coinquilino. Io so cosa ho passato e sono contento dei risultati che sto avendo anche in virtù degli ultimi mesi. Dall’esordio sono riuscito a migliorare il mio PB che era stato fatto nella pista tanto discussa di La Chaux-de-Fonds.

Vieni confrontato costantemente con Tortu e Jacobs, cosa ne pensi?

In molti mi hanno messo a confronto con Tortu e Jacobs e mi fa un po’ strano quando lo fanno perché loro sono di un mondo totalmente a parte rispetto al mio. Quello è il loro lavoro e ricevono supporti importanti per poter svolgere al meglio gli allenamenti, io devo pensare a tutto e mi finanzio ogni singola cosa da solo, dai massaggi all’alimentazione ai training camp. Uno di loro ha perfino una pista in casa e si è potuto allenare durante il lockdown. Io lo faccio per me stesso, il mio obiettivo non è battere loro, il mio obiettivo è battere i miei record e migliorarmi sempre di più. Chiaramente se dovessi trovarmi a correre di fianco a loro darei il massimo.

Ti aspettavi il personale alla prima uscita?

Sì, stavo correndo veramente forte. A Sesto San Giovanni stavo facendo dei tempi che in proporzione valevano intorno ai 10”15. Ero in periodo carico quindi scaricando sapevo di valere quei tempi. Ci sono poi chiaramente vari aspetti da prendere in considerazione. In gara hai altri avversarsi e altre circostanze che possono inficiare positivamente o negativamente sulla prestazione. Ho avuto la fortuna di confrontarmi con Wicki con cui mi sono confrontato durante la preparazione invernale. Quando ha visto la mia iscrizione a Bulle mi ha contattato e mi ha chiesto conferma per gareggiare con me.

Cosa ne pensi di chi dice che gareggi poco e ti confronti poco con i velocisti italiani?

Ho già fatto 5 gare sui 100m. Ho letto spesso che non faccio meeting di rilievo e non mi confronto con atleti ma smentisco subito perché mi sono confrontato con leader europei in manifestazioni internazionali importanti. In Italia, a parte Jacobs e Tortu, non ci sono atleti di questo livello. Mi confronto con atleti stranieri nettamente più forti di me e questo fa parte della preparazione in vista delle importanti manifestazioni che ci saranno l’anno prossimo per non arrivare impreparato.

Molti atleti vengono allenati dai propri genitori, il tuo allenatore invece è tuo fratello. Che tipo di rapporto avete?


Prima di arrivare a mio fratello ho avuto modo di valutare varie tipologie di allenamento. Sono stato allenato da vari allenatori. Mio fratello mi conosce molto bene, sa quale è stato il mio percorso tecnico e sa cosa mi fa stare bene e mi può portare a una determinata prestazione. Ha le competenze, oltre ad essere laureato in medicina e si sta specializzando in medicina dello sport, ha avuto modo in questi anni di studiare per diventare allenatore e vari corsi per l’incremento di forza e potenza. Ha messo in pratica le sue competenze. Dal primo anno in cui ha iniziato a seguirmi ho avuto dei feedback positivi e mi sono voluto dedicare maggiormente a questa sua programmazione con risultati buoni. Dal punto di vista relazionale mio fratello crede in me e nelle mie potenzialità. Ci sono stati dei momenti in cui abbiamo litigato, soprattutto quando ho vissuto da lui, ma 10 minuti dopo eravamo di nuovo a parlare e a risolvere il problema.

Come descriveresti il Luca dentro e fuori la pista?

Dentro la pista molto severo con me stesso, forse anche troppo. Mi piace avere tutto sotto controllo. Scrivo tempi, recuperi, temperatura. Scrivo e metto al pc per fare statistiche e vedere incrementi o se sono in overtraining. Valuto e analizzo i filmati degli allenamenti, conto la frequenza e la velocità. Durante la mia preparazione invernale ho tenuto sotto controllo ogni singola kcal che ingerivo rispettando le percentuali dei micro e macro nutrienti giornalieri. Mi piace avere tutto sotto controllo per poter dire di aver dato il 100%. Se in gara succede qualcosa che non posso controllare, come il meteo, non posso farci niente ma voglio controllare quello che posso controllare. Fuori dalla pista invece sono tranquillissimo. Rido, esco e scherzo, con il rispetto di quello che sto facendo con l’atletica.

Come sei riuscito a gestire il tuo lavoro e gli allenamenti?

La scintilla che mi ha fatto credere fino in fondo è partita da tante delusioni che sommate mi hanno fatto capire che dovevo far cambiare le cose. Mi sono chiesto “qual è il tuo obbiettivo? Cosa vuoi realmente?” e la mia risposta è stata “voglio andare forte”. Ho messo in disparte tutti gli aspetti negativi che mi avevano frenato fino a quel momento e ho iniziato ad allenarmi seriamente con la programmazione di mio fratello. Andavo in reparto e quando staccavo e andavo in pista pensavo solo ed esclusivamente all’allenamento. Lavoro e allenamento erano due cose separate che vivevano quasi in sinergia. Dopo i turni di notte cercavo di dormire il più che potevo e di mangiare al meglio che potevo. Il mio obbiettivo era quello, indipendentemente da quante ore avessi dormito.

Che consiglio daresti a chi si avvicina all’atletica e lavora/studia? Ne vale la pena?

Ne vale la pena. Lavoro/studio e allenamenti vanno in sinergia. Hai bisogno di una valvola di sfogo che può essere l’atletica. Liberi lo stress e la tensione che accumuli durante la giornata. Bisogna sempre ricordarsi quale è il proprio obbiettivo. Dobbiamo porcene uno e cercare sempre di raggiungerlo. Quello che pensano gli altri e quello che gira intorno al tuo obbiettivo ha un valore secondario. L’atletica è uno sport individuale ed è bella per questo. Ci sei tu, i tuoi allenamenti, tutto quello che gira intorno ad essi per fare in modo che il tuo corpo si spinga più velocemente in avanti per raggiungere il traguardo.

Preferisci i 60m o i 100m?

Mi piacciono di più i 100, sono una gara più completa. In periodo invernale, quando si fanno i 60, non sei ancora al top.

Quali sono i tuoi punti di forza e di debolezza nella corsa?

Il punto di debolezza è la tecnica. Dopo la gara a Weinheim ho notato difficoltà nel mantenere la tecnica di corsa nella fase lanciata per quanto riguarda le braccia. Questo è andato a inficiare davvero tanto negativamente sulla tenuta delle frequenze verso la fine della prova. Punto a mantenere un assetto di corsa migliore sulla fase lanciata. Dal punto di vista della forza e della potenza sono incrementato tanto e anche dal punto di vista tecnico ma noto che in atletica è inutile potenziare il motore se hai il freno a mano tirato, che per me è la tecnica. I miei punti di forza invece sono la tecnica di partenza e l’accelerazione che ho perfezionato ulteriormente durante la preparazione invernale.

Foto Chiara Montesano/TrackArena.com

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