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alessiatrostChiuse le porte sul campo scuola di Tampere e sugli Europei U23 appena svolti, è l’ora di tirare le somme sulle gesta dei nostri azzurri, i quali sono stati capaci di mostrare luci e ombre ma con un bilancio decisamente positivo.

La prima e doverosa lode da fare va principalmente alla squadra femminile, infatti questa edizione della rassegna continentale, è stata per gli azzurri quella dell’affermazione delle donne sui maschi: tra le cinque medaglie conquistate dall’Italia, ben cinque portano il segno delle ragazze.

Gli unici rimpianti sono per qualche appuntamento mancato, soprattutto da esponenti della squadra maschile: il settimo posto di Claudio Stecchi a cui una misura di 5,30 va decisamente stretta, l’esclusione dalla finale di Francesco Basciani a causa dei crampi e forse, una delle gare su cui potevamo pensare ad una medaglia, la 4×100 maschile, la quale ha dovuto rinunciare alla presenza del campione italiano U23 Delmas Obou a causa di un infortunio poco prima della rassegna.

Ad aprire le danze della felicità è sicuramente l’oro meritatissimo di Alessia Trost, che dopo il titolo mondiale allievi e juniores, si mette al collo anche la medaglia di campionessa europea U23 dopo una serie di dodici salti fino a 1,98 che ha voluto dire non solo la vittoria ma anche il pareggio del record dei campionati e tanta soddisfazione per un’atleta che sta facendo vedere grandi cose a dispetto della giovane età, sperando in un futuro ancor più sfavillante. Alle spalle della pordenonese, la compagna di pedana Chiara Vitobello ha comunque ben figurato arrivando fino a 1,87 (SB), a due centimetri dal personale.


A far grandi cose non è stata solo Alessia Trost ma anche la compagna saltatrice, questa volta in estensione, Dariya Derkach, arrivata a Tampere come matricola della squadra azzurra grazie alla recente naturalizzazione, ma con un bagaglio prestazionale già molto elevato, che le ha permesso di mettersi al collo la medaglia d’argento nel salto triplo, argento forse un pochino amaro solo per il fatto di essere stato deciso all’ultimo salto, quando la vincitrice ha stampato un inarrivabile 13,91 , di molto superiore al 13,56 saltato da Dariya; poteva puntare forse anche ad un altro argento nel salto in lungo ma il risultato della giovane azzurra è stato comunque lodevole: 6,45 e sesto posto.

Un altro metallo prezioso, sempre d’argento, è sopraggiunto anche dalla truppa maschile, più precisamente da Giuseppe Gerretana nei 3000 siepi dopo una gara perfetta, corsa sempre tra le prime posizioni  e tenuta fino al traguardo, dove Giuseppe ha potuto alla fine gioire anche per il nuovo personale di 8’35″55, oltre dieci secondi dal precedente PB.

Sempre nel cuore dell’azione si è rivelata anche la gara di Antonella Palmisano, premiata da una medaglia di bronzo e un nuovo personale sulla 20km di marcia con 1h30’59”; medaglia questa conquistata con le unghie e con i denti dopo la risalita dalle retrovie e l’attacco alla russa Serezhkina per il terzo posto, tenuto strenuamente fino alla fine; meno fortuna dal punto di vista della posizione ma grande progressione cronometrica anche per il collega maschile della Palmisano, Massimo Stano, infatti il poliziotto si è dovuto accontentare della medaglia di legno e un personale ritoccato di ben due minuti ma da mettere sulla bilancia con i 21 secondi di distacco dal bronzo europeo.

Un altro meritatissimo bronzo è venuto, manco a dirlo, dalla squadra femminile, grazie alla guardia forestale Gloria Hooper, che riesce ad agguantare il podio proprio negli ultimi metri con grande progressione e un crono di 23″24; peccato per una partenza non proprio brillante che forse l’avrebbe avvicinata a quel personale di 22″95 che l’aveva spedita fino alla pista olimpica di Londra. Per la Hooper la soddisfazione cronometrica è però giunta nella 4×100, dove il colore della medaglia è stato lo stesso ma il tempo è stato quello di 43″86, miglior prestazione italiana ma soprattutto valevole per i mondiali di Mosca, tempo ottenuto grazie a quattro grandi frazioni corse magistralmente da Laura Gamba, Irene Siragusa (settima sui 100), Martina Amidei e la sopracitata Gloria Hooper.

L’altra grande medaglia di bronzo che ci ha fatto emozionare è stata quella conquistata dai ragazzi della 4×400, i quali avevano ben figurato in batteria, entrando tra i gli otto col primo tempo di qualificazione. In finale è partito Vito Incantalupo che dopo una ottima frazione corsa in linea con i primi, il testimone è passato a Lorenzo Valentini messosi in scia ai primi tre, esponenti di Russia Belgio e Germania; stesso copione per il terzo frazionista Marco Lorenzi che mantiene la posizione fino al cambio col compagno Michele Tricca, rimasto dietro a fino all’ultimo rettilineo quando tenta il tutto per tutto allargandosi e stringendo i denti quando l’acido lattico inizia a montare, ma questo non ha  bloccato il finanziere classe 93 che riesce a superare il frazionista tedesco agguantando il terzo posto e il tempo di 3’05″10.

Non solo medaglie ma tante altre soddisfazioni sono venute dalla pista e dalle pedane di Tampere. Un grande elogio va a Simone Falloni, nel lancio del martello, a cui non è bastato migliorarsi per due volte fino a 72,18 che lo ha lasciato proprio ai piedi del podio; sempre martello e sempre personale per Elisa Magni, la quale dopo aver agguantato la finale ha concluso in ottava posizione con 62,96. Quinto posto con grande soddisfazione quello di Giulia Viola nei 1500 m con 4’11″61.

Personale e posti onorevoli anche per Federica Curiazzi , settima nella marcia con 1h37’34”, Alessandra Lazzeri, ottava nel salto con l’asta con 4,25 e, per finire, Sara Galimberti, ottava nei 10.000 m con 35’15″65.

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1 commento

  1. Enzo Messina ha detto:

    Grandissimo Gerratana :).. migliora sempre di più !

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