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STORIE : Michael Duane Johnson, il soldatino di piombo

michaeljohnson2Michael Duane Johnson nasce il 13 settembre del 1967 a Dallas, ultimo di cinque figli , col padre camionista e la madre insegnante. Il piccolo Michael si avvicina all’atletica da molto piccolo, addirittura a dieci anni inizia a gareggiare a livello agonistico. Quando arriva alla Skyline High School inizia a mietere successi scolastici e successivamente, entrato alla  Baylor University, viene immediatamente notato da coach Clyde Hart, che inizia a farlo allenare seriamente per farlo arrivare nel pieno della forma alla rassegna più importante per uno studente americano, dalla quale escono gran parte delle grandi stelle USA: gli NCAA. Johnson vincerà moltissimi titoli NCAA sia indoor che outdoor; alla prima gara distrugge il record scolastico nei 200 correndo in 20″41 e una frazione di 4×400 in 43″5 manuale, cosa che fa strabuzzare gli occhi ai tecnici delle scuole americane che vedono già il promettente texano sul podio olimpico di Seul 1988.

Purtroppo per Johnson, un infortunio per stress al perone sinistro lo costringe a non provare i 400 e a ritirarsi nei 200 durante i trials americani, perdendo così una ghiotta occasione di medaglia olimpica.

Deluso da questo spiacevole accadimento, Johnson continua ad allenarsi per sbaragliare la concorrenza agli NCAA. nel 1989 I frutti dell’allenamento di vedono subito, infatti conquista una medaglia d’argento ai campionati USA NCAA indoor nei 400 mentre all’aperto porta la propria 4×400 alla vittoria correndo una frazione in 43″8 e vincendo la gara dei 200 col record americano di 20″59.

Nel 1990 Johnson si laurea alla Baylor ed in contemporanea le liste mondiali lo danno come il primatista stagionale nei 200 e nei 400, che è un serio biglietto da visita per i mondiali che si terranno l’anno dopo a Tokyo. Dopo un anno di estenuanti allenamenti, Johnson giunge a Tokyo schierandosi soltanto nei 200 e in cui non fa per niente fatica a passare le eliminatorie. In finale trova un avversario temibile come il namibiano Frenkie Fredericks. Johnson non si fa intimidire, riuscendo a condurre la gara perfettamente e uscendo fortissimo di curva, facendo segnare un tempo finale di 20″01, con un distacco di 33 centesimi sul secondo, distacco che non si ripeteva dal 1936 quando Jesse Owens trionfò alle Olimpiadi del 1936. La vittoria di Johnson, seppur finalmente arrivata, fu messa leggermente in secondo piano soprattutto a causa dell’immortale scontro nel salto in lungo tra Carl Lewis e Mike Powell, il quale stabilì l’ancora attuale record del mondo di 8.95.

Michael JohnsonFinalmente, giunge un nuovo anno olimpico, il 1992, anno in cui Barcellona apre le porte olimpiche dello stadio situato sul Montjuic. Arrivando come papabile uomo da podio nei 200, ancora una volta, la sfortuna olimpica colpisce Johnson ancora una volta, infatti l’atleta USA viene colpito da una intossicazione alimentare che gli preclude l’accesso alla finale del mezzo giro di pista. Amareggiato e beffato ancora una volta dal destino, si prende la sua rivincita nella 4×400, dove, seppur molto debilitato, corre la frazione in 44″73, contribuendo al nuovo record del mondo di 2’55″74.

Tornato a casa con una mezza delusione sulle spalle, decide di puntare tutta la sua preparazione per ben figurare ai mondiali che si terranno a Stoccarda (1993), ma non sui 200, bensì sui 400.

L’anno di preparazione passa velocemente tra gare e allenamenti, il tutto fino alla finale dei 400 di Stoccarda, dove sui blocchi, oltre a Johnson si trova anche l’altro mostro sacro del giro della morte, Harry Reynolds, detto ” Butch”, il primatista del mondo, capace di correre in 43″29 il 17 agosto del 1988, togliendo 57 centesimi al record mondiale di Lee Evans.

Johnson non si fa intimidire e gestisce la gara col suo solito stile di corsa inconfondibile: busto erettissim0, braccia a stantuffo e passo frequente senza spostamenti del bacino, stile di corsa che lo porterà ad avere il soprannome di ” soldatino di piombo”. Al traguardo, il passaggio di Johnson fa segnare 43″65, quasi mezzo secondo prima di Reynolds che arriva in 44″13. Finalmente Johnson si è preso ciò che è suo anche nei 400. Galvanizzato da questa grande prestazione, nella 4×400 conduce di nuovo la squadra americana al record del mondo con 2’54″29, in cui Johnson corre la frazione in 42″91, il più forte 400 mai corso nella storia. E’ un trionfo per la squadra americana e per Johnson, il quale ora non aspetta altro che confrontarsi con la sua vecchia nemica: l’Olimpiade, che si svolgerà tre anni più tardi, nel 1996, ad Atlanta. Prima dell’olimpiade, Johnson si permette un’altra tappa a Goteborg, tanto per aggiungere altri due ori mondiali alla sua collezione, stracciando la concorrenza sia nei 200 che nei 400, corsi rispettivamente in 19″79 ( vicinissimi al record azzurro di Mennea) e 43″39  ( record dei campionati).

michaeljohnson200mLe Olimpiade americane di Atlanta 1996 si aprono il 19 luglio, e Johnson, questa volta, non vi giunge come uomo da podio ma come uomo da battere, più che nei 400, nei 200, dove durante i Trials aveva battuto il record mondiale di Pietro Mennea di 19″72, che resisteva da 17 anni, portandolo a 19″66.

Passate le eliminatorie e arrivato alla finale dei 200, Johnson, con le sue mitiche scarpe dorate, ammutolisce lo stadio, quando, dopo una partenza abbastanza veloce, copre i secondi 100 m nel tempo di 9″20 e fermando il cronometro a 19″32, (record stratosferico che verrà battuto solamente durante l’olimpiade di Pechino 2008 da Usain Bolt), sviluppando una velocità di 10,35 m/s e facendolo così diventare l’uomo più veloce del mondo.

Dopo l’alloro dei 200, la concentrazione passa all’altra specialità principe di Johnson: i 400. La finale dei 400, o meglio Roger Black, forte quattrocentista britannico, l’unico capace di avvicinare il record europeo, verrà ricordato, oltre alle sue gesta di merito, come colui che ha preso il maggior distacco in un 400 all’olimpiade; infatti, Johnson, corse il giro della morte in 43″49, quasi un secondo prima che giungesse Black, stabilendo anche il record olimpico.

Il trionfo olimpico portò Johnson tra gli astri della storia dei Giochi: mai nessuno aveva fatto doppietta 200-400. 

 

 

michaeljohnson1Purtroppo, nel 1997, Johnson si infortunò, durante una gara con Donovan Bailey sui 150, cosa che comunque non riuscì di impedirgli di portarsi a casa l’oro nei 400 ai mondiali di Atene. Anche il 1998, per Johnson si apre con un infortunio che si protrae a lungo, mettendo anche a rischio i mondiali dell’anno dopo a Siviglia, infatti, ai Trials, Johnson non riesce a qualificarsi, ma partecipa ugualmente alla rassegna in qualità di detentore del titolo iridato.

Ripresosi a tempo di record per la rassegna mondiale, la tensione è papabile appena vengono posti i blocchi per la partenza dei 400. appena scattato, si vide subito che la superiorità dell’americano era tangibile, e quando arrivò sul rettilineo finale, il commentatore USA iniziò a dire ” attenzione al tempo! Attenzione al tempo! “; e il tempo arrivò con scritte gialle su sfondo nero: 43″18, un 11 centesimi meglio del record di Butch Reynolds e un secondo davanti al resto del mondo. Finalmente Johnson ce l’ha fatto: record del mondo nei 200, 400 e 4×400 ma soprattutto la gloria eterna.

La stellare carriera di Michael Johnson si chiuse alle olimpiadi di Sidney del 2000, in cui si mise di nuovo al collo la corona dei 400 m e diventando così l’atleta più vecchio a vincere una medaglia olimpica correndo una distanza inferiore ai 5000 mAvrebbe vinto una medaglia d’oro supplementare anche nella staffetta 4×400 insieme a Alvin Harrison, Antonio Pettigrew, e Calvin Harrison, ma l 18 luglio 2004, la IAAF stabilìche Jerome Young era ineleggibile per competere a Sydney,  a causa di un controllo antidoping risultato positivo, annullando così tutti i  risultati passati dell’atleta, compresi quelli realizzati come parte di staffette. Young aveva gareggiato per il team USA nelle manche e semi-finale di questo evento, pertanto, la squadra degli Stati Uniti fu spogliata della medaglia d’oro e la Nigeria, la Giamaica, le Bahamas e furono spostate di una posizione ciascuno. Il 22 luglio 2005, il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) annullò tale decisione e restauròl’ordine d’arrivo della gara originale. Poi, il giugno 2008, Antonio Pettigrew , ammise in tribunale di aver barato per vincere, utilizzando sostanze dopanti, e accettò di restituire la medaglia d’oro. Johnson, appresa la notizia, comunicò subito di voler restituire a sua volta la medaglia olimpica, come parte della squadra di staffetta con Pettigrew. Johnson ha dichiarò in seguito di sentirsi “ingannato, tradito e deluso” da ciò che Pettigrew aveva fatto ai Giochi.  Successivamente a questi accadimenti, Pettigrew decise di togliersi la vita, il 10 agosto del 2010.

 

 

michaeljohnson3Dopo la sua dipartita agonistica, Johnson è rimasto nell’atletica come commentatore televisivo -(memorabile la faccia dello stesso Johnson, in un video circolante su youtube, che pronunciò soltanto un “wow” vedendo il record mondiale di Bolt)- nonchè come manager del  più forte quattrocentista bianco della storia Jeremy Wariner.

Dal 2012 è stato inserito nella IAAF hall of fame, per ovvi meriti, tra i quali aver corso ben ventidue volte sotto i 44 secondi i 400 e sei volte sotto i 19″80 nei 200 e rimanendo come colui che tutti i giovani quattrocentisti vorrebbero diventare: il quattrocentista più grande di tutti i tempi.

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7 Commenti

  1. Salek Bajaddi ha detto:

    Uno tra i migliori atleti che la velocità abbia mai avuto.

  2. Luca ha detto:

    darei di tutto perchè fosse possibile una sfida tra questo e bolt….

  3. Andrea Cocchi ha detto:

    Per me vale di + il 19″32 fatto nel 1996 che il 19″19 di Bolt!

    • alessandro bacci ha detto:

      Infatti le statistiche dicono che quello fu il più grande miglioramento di un record mondiale di velocità, rapportabile al salto di 8.90 di bob beamon a città del Messico

  4. Alex Gamberuga ha detto:

    A mio avviso il migliore!

  5. AndiM ha detto:

    Un grandissimo atleta sotto ogni punto di vista.

  6. ovi8 ha detto:

    Per me che sono più giovane la prima cosa che ho pensato leggendo questo articolo è stata “questo è il Bolt di una volta!” Forse anche più forte.. Chissà 🙂

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