STORIE : Stefano Mei, l’uomo dell’ultimo minuto

Stefano Mei é nato a La Spezia il 3 Febbraio del 1963. Mezzofondista e fondista di gran talento, ha tenuto alto l’onore del mezzofondo italiano anni ’80 assieme a Cova, Antibo e Panetta. Dopo aver praticato calcio da ragazzino, ha iniziato casualmente la sua avventura nell’atletica all’età di 13 anni partecipando a una campestre con la scuola, dove arrivò terzo.

La sua esperienza pareva finita li, ma poi dopo qualche mese (a Maggio 1976) decise di provare a correre i 2000 metri ai Campionati Studenteschi del 1976. In quell’occasione Stefano era ancora uno dei tanti, ma fu notato da Federico Leporati, ex mezzofondista azzurro, che sarebbe diventato il suo allenatore per tutta la vita: fece il suo primo allenamento con lui il 30 Maggio 1976 e smise il 9 Giugno 1996.

Dopo un anno di atletica arrivò a partecipare ai ai giochi della Gioventù del 1977 ma è da Allievo che iniziano ad emergere i primi segnali di un campione: al primo anno Allievo (1978) si piazzò secondo nei 3000 metri ai Campionati Italiani di categoria, e un anno dopo ottenne il primo titolo italiano e la prima maglia azzurra per i campionati Europei Juniores (ai quali partecipò da Allievo) dove impressionò tutti  in batteria ottenendo uno strepitoso 8’08”64, tempo che ancora adesso qualche giovane kenyano farebbe fatica ad ottenere. Nella finale, vinta da Steve Cram, arrivò ottavo, ma c’è da dire che era uno dei più piccoli. Concluse la sua carriera da Allievo stabilendo i record italiani di categoria sui 1500 (3’46”8), 2000 (5’13”0) e 3000 (8’03”71).

Ma la sua sete di primati italiani non si fermò di certo qui: infatti da Juniores ha ritoccato i record dei 1500 (3’39”0) e dei 3000 (7’56″87) e ha ottenuto un personale di 13’45”48 nei 5000. Si rivelò formidabile anche nelle campestri dove vinse il titolo italiano Juniores nell’81 e nell’82 e partecipò ai Mondiali di Campestre a Roma nell’82 dove disputò a suo avviso una delle sue migliori gare, giungendo terzo in mezzo a un gruppetto di atleti africani.

Partecipò ai suoi primi Campionati Europei su pista a livello Assoluto a soli 19 anni (Atene ’82), dove corse con una microfrattura da stress al perone (i primi infortuni..) giungendo ottavo nella batteria dei 1500. Ormai faceva parte dei ”big”, e venne convocato ai mondiali di Helsinki ’83 e alle olimpiadi di Los Angeles ’84, dove raggiunse la semifinale classificandosi settimo con 3’37”96, tempo con quale oggi si accede alla finale senza troppi problemi. Anche nei campionati indoor ha sempre ben figurato: agli europei di Atene si classificò settimo nei 1500 in 3’41”26, mentre nei 3000 si ottenne un 9° posto ai mondiali di Parigi e un 2° posto agli europei di Madrid.

La svolta però è arrivata quando assieme al suo allenatore Federico Leporati, Stefano ha iniziato a curare la preparazione per le distanze più lunghe: 5000 e 10000. Fu una mossa vincente che lo porto sul tetto d’Europa e tra i più forti al mondo. Mei era già indubbiamente fortissimo, ma passando al mezzofondo prolungato sembrava avesse cambiato motore. Questo è sintomo anche di una preparazione oculata da parte di Leporati, che non lo ha “spremuto” da giovane mettendo i mattoni su cui far reggere un grandissimo campione.

Indimenticabile l’Europeo di Stoccarda 1986 dove vinse i 10.000m formando, assieme ad Alberto Cova e Salvatore Antibo, un podio tutto azzurro che ancora oggi fa venire i brividi. Tra Cova e Mei c’era una persistente rivalità (rivalità che si potrà comprendere meglio tra qualche riga) visto che erano praticamente allo stesso livello e si alternavano sul gradino più alto del podio nelle gare. Ma stavolta con il tempo di 27’56”79 è lo spezzino ad aver la meglio chiudendo l’ultimo giro in 54″ e mezzo. Sempre a Stoccarda conquistò una medaglia d’argento nei 5000 demolendo il proprio personale in 13’11”57 e sfiorando la tanto ambita doppietta. In quei giorni di gare era inarrestabile.

 


Gli anni successivi però furono difficili, perché tormentato da infortuni ai tendini. Ma grazie alla sua determinazione da fuoriclasse riuscì ad acciuffare la qualificazione per le Olimpiadi di Seoul ’88 quasi allo scadere dei termini, in un 5000 disputato a Palermo. Essendo la seconda volta che Stefano si qualificava per le olimpiadi quasi all’ultimo momento (la prima volta è successo per le olimpiadi di Los Angeles ’84) venne soprannominato ‘‘l’uomo dell’ultimo minuto”.

In realtà su questo punto ci si potrebbe benissimo scrivere un libro, e difatti così è stato. Nel libro “Campioni senza valore” di Sandro Donati spesso viene citato Mei. Il libro parla del doping che si era diffuso in una maniera inimmaginabile nella Federazione Italiana, al punto che agli atleti veniva detto: o ti “curi” con i nostri medici o non ti convochiamo. Ed è proprio per questo che Stefano ha avuto sempre difficoltà ad andare in nazionale, lui e il suo allenatore erano categoricamente contro qualsiasi tipo di aiutino farmacologico e Donati nel suo libro li presenta quasi come dei fari sicuri nella notte del doping. A differenza di altri atleti Mei era costretto a continue prove di qualità da parte della Federazione, e riusciva a farsi convocare solo dopo aver fatto tempi stratosferici e la sua esclusione sarebbe stata troppo scandalosa.

Al tempo l’auto-emotrasfusione non era ancora illegale e il medico federale Francesco Conconi (sì, quello del test) era considerato il massimo esperto in Italia della pratica e la Federazione Italiana faceva pressioni agli atleti per farli trattare da lui visto che “lo facevano tutti”. In realtà questo è vero. Nel libro viene detto infatti che parecchie nazioni del mondo chiudevano un occhio sul doping (addirittura in Russia c’era il doping di stato) e l’Italia non voleva rimanere oscurata.  Anche per essere convocato agli Europei di Stoccarda ’86 ha dovuto subire questi manovre, ma Mei era talmente furioso che in gara non ha guardato in faccia a nessuno, battendo con grinta Alberto Cova (che era apertamente sotto le mani di Conconi).

Ma tornando all’atleta, a Seoul Stefano riusci’ finalmente a conquistare una finale olimpica, classificandosi settimo nei 5000 con il tempo di 13’26”17 e  ad avere così il giusto riconoscimento per una carriera di sacrifici e pressioni psicologiche. Completò la sua collezione di medaglie agli europei di Spalato 1990, dove si classificò terzo alle spalle si Salvatore Antibo e del norvegese Are Nakkim.

Alla fine della sua carriera si potevano contare: 5 titoli italiani assoluti outdoor (nei 1500 m nel 1985, nei 5000 m nel 1984, 1986, 1989 e 1991), 3 titoli italiani assoluti indoor (nei 3000 m nel 1985, 1986 e 1989); 1 oro, 1 argento e 1 bronzo ai campionati europei (Stoccarda 1986: Oro 10000 Argento 5000, Spalato 1990: Bronzo 10000); 1 argento ai campionati europei indoor (Madrid 1986: 3000); due ori alle Universiadi (Kobe 1985, Duisburg 1989, entrambi 5000) e un totale di 43 maglie azzurre. I suoi record sulle distanze principali sono stati: 1’48”1 (800); 3’34”57 (1500); 7’42”85 (3000); 13’11”57 (5000); 27’43”92 (10000), dimostrando quindi di essere un atleta molto polivalente.

La rivista di moda L’uomo Vogue gli ha dedicato la copertina nell’Aprile 1987 ad indicare quanto la sua immagine si fosse diffusa grazie ai suoi successi.

Terminata la carriera agonistica, si è impegnato come dirigente e giornalista sportivo, collaborando con diverse riviste sportive. Nel 2001 è stato eletto nel Consiglio Federale, e nello stesso anno è stato eletto anche consigliere nazionale del CONI (e vicepresidente della Commissione Atleti). Alle Olimpiadi di Londra l’abbiamo visto dilettarsi anche nei panni di commentatore su Sky.

13 commenti su “STORIE : Stefano Mei, l’uomo dell’ultimo minuto

  1. Questa è la storia di uno dei più grandi campioni che l’Italia abbia mai avuto nell’atletica! Ha portato in alto il mezzofondo italiano con prestazioni eccezionali sia da ragazzo che anche (ed è quello che più importa) più avanti, quando conta davvero fare i risultati. Io sono un ragazzo ancora giovane ma ho visto e rivisto tante volte i video delle sue gare e credo che possa essere per tutti i ragazzi di adesso un esempio magistrale, un esempio che forse faremmo fatica a trovare ai giorni nostri. Grande Stefano!

  2. Lui, come tanti altri ha iniziato atletica grazie ai Giochi Sportivi Studenteschi. Grazie a essi molti ragazzi scelgono di praticare atletica (tra cui me). Peccato che quest’anno per mancanza di fondi non si facciano. Chissà quanti atleti di grande livello non verranno mai alla luce senza gli Studenteschi 🙁

  3. Essere contro il doping anche quando molti altri atleti lo “usano” significa essere veramente innamorati di questo sport! Grande Stefano!

  4. Storia davvero interessante 🙂 Stefano è stato un gran mezzofondista..e ancora tutt’oggi detiene dei record molto difficili da abbattere

  5. Un mito! Sarà molto difficile trovare un altro atleta italiano come lui.. Davvero forte.. Spero almeno di fare uno dei suoi tempi da grande 🙂

  6. Questi grandi miti del passato fanno sperare che l’atletica italiana torni ad avere grandi campioni anche oggi. Non solo Africa o America o Giamaica.

  7. Questa è la storia del più grande mezzofondista che l’Italia possa avere e speriamo di riuscire a trovarne un altro.

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