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STORIE : Allen Johnson, il maestro degli ostacoli


Allen Johnson. Una pietra miliare dell’atletica. E sopratutto degli ostacoli. L’immagine perfetta dell’uomo che non si arrende a nulla, del vincente. Eppure non è mai stato sotto ai riflettori come un Bolt o una Isimbayeva. E’ sempre stato oscurato, nel corso delle sue vittorie, da altri eventi: “E’ la storia della mia vita”, dice lui in un’intervista rilasciata dopo aver vinto il quarto oro mondiale. Già, il quarto. Il quarto di una lunghissima carriera di cui ora vi parlerò, sperando di rendervi una degna immagine di questo grandissimo atleta.

Allen K. Johnson nasce a Washington il 1° marzo 1971, e gli viene diagnosticata una parziale cecità all’occhio destro, (lui stesso afferma di non riuscire neanche a versare l’acqua in un bicchiere senza tenerlo in mano!). Eppure ciò non gli preclude di poter eccellere nello sport già da giovane, inizialmente come decatleta, dimostrando qualità fisiche fuori dal comune. Dopo aver frequentato la high school di Lake Braddock, si iscrive alla University of North Carolina, dove comincia ad allenarsi con Dennis Craddok, che sarà il suo coach fino al 2000. Proprio qui all’università viene dissuaso dal suo allenatore a continuare con le prove multiple, disciplina piuttosto logorante, a causa della sua particolare predisposizione agli infortuni, che segneranno poi gran parte della sua carriera. Abbandonato il decathlon, inizialmente sperimenta con successo il salto in lungo, atterrando a misure di livello mondiale ( 8,14 di PB!), riservando qualche ora del suo tempo agli ostacoli nei quali comunque vanta un personale di tutto rispetto.

Quando inizia dunque il suo mito ostacolistico? Stando alle sue stesse parole, la svolta avviene precisamente nel ’92: il giovane Allen infatti, guardando in televisione le olimpiadi di Barcellona insieme alla sua famiglia, fa una promessa: sarebbe stato lui il vincitore della seguente edizione, quella di Atlanta, in casa. E così comincia a dedicarsi anima e corpo agli ostacoli: porta il suo già più che dignitoso personale da 13”63 a 13”25 in soli 2 anni, tempo già eccezionale per uno alto appena 178cm. Poi nel 1995 il boom: Oro mondiale indoor, Oro mondiale outdoor, vittorie su vittorie. E per di più porta il personale a 12”98, diventando il quarto atleta della storia a scendere sotto il muro dei 13 secondi: e va in archivio un anno fantastico. Si creano così tutte le premesse per una grande stagione ’96 e una grande carriera: le olimpiadi tanto sognate sono vicine, ma bisogna prima sbrigare la pratica dei trials, che può rivelarsi tanto giusta quanto letale… già, letale. Talmente letale che Allen, senza neanche dare un’occhiata alle corsie accanto, si fionda in solitaria sulla linea d’arrivo, sciabolando un fantastico 12″92, a un solo centesimo dal record del mondo della leggenda britannica Colin Jackson. E, ovviamente, ottenendo una brillante qualificazione olimpica.

E così, arrivano le Olimpiadi di Atlanta: le olimpiadi della Coca-cola, rubate ad Atene che le aveva richieste per ospitare il centennale della fondazione dei giochi, la sconfitta della tradizione ad opera del business. Tra polemiche, disordini e, purtroppo, attentati terroristici, prendono finalmente il via le gare. Il fato di Allen si compie: come aveva promesso quattro anni prima, vince l’oro nei 110m ostacoli in 12”95, battendo proprio Colin Jackson. Una grande impresa in parte oscurata dalle sparate di Michael Johnson sui 200 (19.32WR, NdR) e dal quarto titolo olimpico del figlio del vento, sua maestà Carl Lewis, nel lungo. Tuttavia Allen K. Johnson è adesso ai vertici assoluti della specialità.

Da quello storico oro olimpico inizia una serie di successi e vittorie, ma anche di infortuni che segneranno tutta la sua lunghissima carriera: nel 1997 è di nuovo campione mondiale; nel 1998 corre ben 5 volte in meno di 13.10; nel 1999 purtroppo è costretto a dare forfait nella semifinale dei mondiali a causa di un infortunio al polpaccio.

Nel 2000, ripresosi del tutto , torna alla ribalta, e sotto la guida del suo nuovo Coach Sylvanues Hepburn vince i trials e piazza un 12.97 che gli vale la miglior prestazione dell’anno al mondo. Ma ancora una volta viene beffato dal destino: poco prima delle olimpiadi si procura un stiramento al bicipite femorale. Ripresosi appena in tempo, riesce ad agguantare la finale, ma è costretto ad accontentarsi della “medaglia di legno”, appena fuori dal podio, inchinandosi al possente cubano Anier Garcia. Ma Allen Johnson non è un atleta qualunque: lui è un campione, un vincente, che combatte fino all’ultimo. Nel 2001 finalmente gli infortuni gli concedono tregua, permettendogli di nuovo di dimostrare a tutti di che pasta è fatto: vince i campionati mondiali di Edmonton, fermando i cronometri a un ottimo 13”04, agguantando così per la terza volta il prezioso metallo iridato. Il 2002 scorre via tra piazzamenti e vittorie ai campionati nazionali e ai meeting, finchè non arriva il 2003…

 

Il 2003 è l’anno della sua ascesa al trono assoluto della specialità. Ormai trentaduenne, molti cominciano ad avere qualche perplessità sulla sua effettiva capacità di poter mantenere certi standard prestativi; eppure il “vecchio” Allen non mostra cenni di cedimento. Alcontrario, torna ancora una volta a demolire la barriera dei 13 secondi, con un bel 12”97 ottenuto a Gaz de France. Dopo aver messo bene in chiaro chi è il più forte, domina i trials e si guadagna un posto sul volo diretto a Parigi, sede dei Campionati iridati di quell’anno. Non sbaglia un colpo: quarta medaglia d’oro in 5 edizioni dei mondiali. Nessuno ha mai vinto così tanto nell’intera storia della manifestazione. A questo punto possiamo dire che Allen ha raggiunto l’apice della sua carriera: ma, si sa, dopo la vetta c’è la discesa. E’ tempo di lasciare spazio ad altri: futuri campioni come il bronzo di quell’edizione Francese dei mondiali, un giovane ragazzo cinese, un certo Liu Xiang, di cui sentiremo presto (molto presto!) parlare.

 

Anno Domini 2004: la fiaccola fa il suo lungo viaggio da Olimpia ad Atene, attraversando tutti e cinque I continenti (E pensare che Olimpia e Atene sono così vicine…!), arrivando infine a posarsi nel grande braciere dello stadio olimpico della capitale Greca.

Allen viene da una grande stagione indoor (7”36, record americano e oro ai mondiali) ma purtroppo un nuovo infortunio giunge a guastargli le feste per la stagione all’aperto: ripresosi per i trials, si qualifica per il rotto della cuffia (solo terzo), ma riesce comunque a tornare a buoni livelli di forma giusto per la rassegna a cinque cerchi. Ma proprio lì, su quella pista ellenica tanto agognata e guadagnata col sudore della fronte, la sorte si abbatte inesorabile sull’ostacolista di Washington: una caduta al nono ostacolo durante i quarti di finale, e inevitabile e prematura uscita di scena. E mentre l’astro di Allen tramontava, sorgeva quello di quel Liu Xiang che l’anno prima si era presentato al mondo agguantando quel bronzo iridato: 12”91 ( Record del mondo eguagliato, NdR) e primo oro olimpico per l’atletica cinese.

La carriera di Allen volge dunque necessariamente alla sua lenta conclusione: ma ciò non gli impedirà di prendersi ancora qualche soddisfazione prima del termine.

 

Dal 2005 in poi Allen deve combattere con la sua naturale fragilità fisica alla quale si affianca un’età sportivamente avanzata. Ma a coloro che gli domandano quando intenda appendere le scarpe al chiodo, così risponde: “Non credo che il mio corpo mi possa abbandonare da un giorno all’altro. Continuerò a correre finchè lui me lo permetterà.” E così fu. Nel 2005 è ancora in grado di scendere sotto i 13 secondi, in 12”99, e poi nuovamente nel 2006 in 12”96.

Fermiamoci su quest’ultimo risultato. Johnson si trova ad Atene, semplicemente per allenarsi con il suo allenatore, dopo una stagione in ombra a causa dell’ennesimo infortunio. Si dà il caso che proprio in quei giorni si stia tenendo la coppa del mondo Iaaf proprio all’interno dello stadio olimpico. E sempre il caso vuole che il rappresentante degli stati uniti, Ryan Wilson, si stiri due giorni prima della gara. “Allen, che ne pensi di correre tu, già che sei qui?” gli chiedono. E così si ritrova sui blocchi, insieme al neo-primatista mondiale Liu Xiang (12”88) e al giovane talento di Cuba Dayron Robles. Allo sparo, in mezzo a tutti quei giganti, si distingue un piccolo atleta targato USA: nettamente in testa al primo ostacolo, l’americano divora gli ostacoli con una tecnica perfetta ed efficiente. Subisce un po’ nel finale il ritorno del cinese, ma riesce comunque a mantenere un piccolo vantaggio fino al traguardo. E’ la prima vittoria di Johnson in coppa del mondo, ed una delle sue gare più belle. Ed è anche la sua ultima incursione sotto I 13 secondi, che lo porta ad un totale di 11 risultati con il “12” davanti, un record assoluto nella specialità.

Dal 2007 al 2010, anno del ritiro dall’attività agonistica all’età di ben 39 anni, non riesce più ad esprimersi sui livelli degli anni precedenti: unico urlo nel silenzio un argento ai mondiali indoor di Valencia 2008, alle spalle di Robles (risultato ovviamente degnissimo di nota).

A seguito di un altro infortunio patito prima di una gara in Scozia, Johnson decide di concludere la sua carriera. Con queste parole abbandona l’attività: “Il mio corpo non può più soddisfare le condizioni necessarie a praticare gli ostacoli alti. Certo, quando si tratta di qualcosa che ami veramente fare non vorresti mai smettere, ma ho accettato la decisione di ritirarmi.”

Oggi, oltre ad avere più tempo da spendere con la famiglia, si dedica all’attività di coach: “Credo di avere molte cose da poter insegnare ai giovani atleti”. I video delle sue gare e dei suoi allenamenti sono mostrati spesso dagli allenatori di ostacoli di tutto il mondo, per la perfezione e la bellezza del gesto tecnico.

In questi anni Allen Johnson ha lasciato un segno indelebile nella storia non solo degli ostacoli, ma di tutta l’atletica, come uno degli atleti più medagliati e più longevi di sempre. E, cosa ancor più importante, si è distinto in questi anni come persona dalle molteplici qualità, tra le quali spiccano la forza di volontà e la grinta che gli hanno permesso di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà dello sport e della vita.

 

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9 Commenti

  1. jamal ha detto:

    puoi fare anche uno su HICHAM EL GUERROUJ…. il re del mezzofondo!! <3

  2. LeoPato ha detto:

    Senza dubbio un grande atleta,anche se,nonostante le 4 medaglie d’oro ai mondiali non è mai stato considerato come i grandi dell’atletica….
    Non lo hanno mai trattato,per esempio,come un Bolt….cos’ha lui che non va in confronto al giamaicano? non si vincono 4 mondiali così per scherzo….

  3. Francesco La Tegola ha detto:

    Potete fare la storia di Kenenisa Bekele?

  4. Alex Gamberuga ha detto:

    Atleta IMMENSO!

  5. carlo gransinigh ha detto:

    che tecnica WOW!!!!!!!!!!!!

  6. salek ha detto:

    Uno tra i più grandi di sempre.

  7. Yassine Bajaddi ha detto:

    Questo lo puoi chiamare uomo di parola. 😀

  8. Andrea Cocchi ha detto:

    Un mito!

  9. AndiM ha detto:

    Un vero campione!!! Come atleta e come persona!!! E poi che tecnica ragazzi, davvero perfetta 😀

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