News : “Acido Lattico”, il noir di Saverio Fattori sulla dura realtà del doping nell’atletica

Ogni tanto ritornano.

Mi riferisco ai fantasmi del doping, realtà che purtroppo tocca anche l’atletica. Tutti sapiamo quanto è faticoso e poco economicamente appagante questo sport, ed è facile che gli atleti siano tentati di ricorrere al doping per raggiungere quel piccolo spiraglio di gloria dedicato solamente a pochi eletti, atleti che compiono imprese così straordinarie da riuscire a farsi spazio nei notiziari stracolmi di calcio.

Ed è proprio su questo tema che è incentrato il libro di Saverio Fattori, un noir dai risvolti psicologici che racconta del lato oscuro dell’atletica, quello dei grandi atleti che si trovano a dover combattere contro la sfortuna di un infortunio che potrebbe mandare all’aria un’intera stagione e contro gli atleti di colore che hanno dalla loro parte la genetica.

Il protagonista è Claudio Seregni, un mezzofondista cinico in preparazione per le Olimpiadi di Pechino, l’ultimo italiano che riesce a stare dietro agli atleti provenienti dall’Africa nera.

Dietro. E’ questo il problema. Seregni Claudio (perchè nell’atletica il cognome è quello che conta) non accetta di farsi battere e decide di ricorrere al doping spinto dalle persone che lo circondano. Tutto cambia però quando viene a sapere del suicidio di Clara, una ex atleta con la quale aveva intrapreso uno scambio di email, e inizia a indagare sui motivi che l’hanno spinta al fatidico gesto, scoperchiando così il vaso di pandora che era dentro di se, fino a quel momento tenuto sigillato dalla fatica e dal rigore degli allenamenti.

Il libro rappresenta un’atletica distopica, cupa e senza scrupoli, nella quale sono spariti valori come passione e divertimento. Tutto è fine alla prestazione, al riscontro cronometrico, alla medaglia. E’ una atletica degenerata quella descritta da Fattori, dove l’atleta viene annientato dal suo stesso sport, si chiude in se stesso e non riesce a fare altro che correre. Una specie di inetto calviniano con una sola qualità, la resistenza.

La narrazione è in prima persona, e non segue un preciso ordine cronologico, con pochi dialoghi. Si tratta più di riflessioni che Claudio fa con se stesso, riflessioni che lo porteranno ad una ricerca di se stesso e che sorprendentemente si troveranno a coincidere (almeno in parte) con quelle di un qualsiasi atleta. E rivedersi in una parte di Claudio devo dire che sconvolge abbastanza.

Il libro è di sole 150 pagine, ma riesce ad essere un concentrato di emozioni e riflessioni sul mondo del doping.

E’ stato pubblicato nel 2008, ma solo in questi giorni ne sono venuto a conoscenza. Mi ha colpito così tanto che secondo me ogni atleta dovrebbe leggerlo, come monito di ciò a cui si va incontro se si imbocca la strada dei farmaci.

Vi consiglio altamente di leggerlo perché a me ha veramente colpito e aperto gli occhi, si legge in un paio di giorni.

La domanda mi sorge spontanea però. Come mai non si è diffuso come merita, nemmeno nel mondo dell’atletica?

Cliccando sul link qui sotto potete scaricare gratuitamente una copia in pdf.

“Acido Lattico” di Saverio Fattori (fonte: iQuindici.org)

Questo è invece un video con un estratto del testo

6 commenti su “News : “Acido Lattico”, il noir di Saverio Fattori sulla dura realtà del doping nell’atletica

  1. Proprio in questi giorni sto preparando per scienze una ricerca sulla produzione di acido lattico e, smanettando quà e là su internet, mi ero imbattuto su questo libro.
    Ora, dopo aver letto questo articolo, mi metterò a cercarlo poichè si è guadagnato posto nella mia piccola lista di “libri da leggere” 😀

    p.s. appena ho letto il titolo dell’articolo mi è venuto un attacco, “no, pure un articolo qui sull’acido lattico no!” xD
    ormai mi esce dalle orecchie…sia in senso figurato che in senso letterale(Visto che mi ci alleno praticamente sempre)

  2. Intanto aggrazzie davvero. Per entrare nel merito devo dire che in generale il libro come recensioni, passaggi su radio e tele, vendite, ha fatto il suo. Tragica invece è stata la presenza in libreria, quasi nulla, anche perché come genere è un libro di difficile collocazione, ma la faccenda si sa, è complessa, escono troppi libri e i grandi gruppi editoriali si prendono tutti gli scaffali. Quasi tutte le copie sono state ordinate in libreria o acquistate su Feltrinelli.it e Ibs. La mission che mi sono posto fin dalla prima riga scritta (scusate il termine terrificante) era di far leggere il libro a lettori forti che non avevano mai messo canotta e mutande x correre, per calare loro in questo trip ossessivo di un personaggio davvero complesso. E pare ci sia riuscito.
    Come lo ha accolto il mondo dell’atletica… anche qui è complicato… e come poteva accoglierlo? Parla un po’ anche degli anni Ottanta, che furono mani sporche anche in atletica. E’ un libro irritante, fastidioso, cupo, noi (io si fa x dire) atleti viviamo a volte in una solarità un po’ ottusa. Di certo noiosa. Io ho dovuto scavare e deformare i fatti per fare un romanzo, che non è la VERITA’, contiene tracce di verità, contiene tracce di vita vera. Ma se dicessi che nell’ambiente nessuno mi ha considerato sarei un gran infame, ingrato. Ma non mi va di fare nomi, cioè ne scorderei sicuramente. Il fatto è che molti podisti amatori non hanno nemmeno la curiosità di cercare di capire quanto sia difficile la vita di un atleta di altro livello. Come se a uno da calcetto del mercoledì sera con i colleghi non importasse nulla della serie A o dei Mondiali di calcio. È quella la fascia di lettori a cui il libro non è arrivato. Mi hanno contattato per lo più atleti di livello alto e medio alto che sembra non abbiano più voce. O vinci le olimpiadi o vai alla maratona di niuiork e fai ciao ciao con la manina quando sei sotto al display e fai vedere la foto in ufficio. Così va.

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