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tifo-caporasoDomenica 8 maggio mi sono preparata e sono andata sotto l’arco di Costantino, accanto al Colosseo, per la partenza della 50km dei Mondiali di Marcia a Squadra, per la prima volta organizzati a Roma. Quello che mi si è parato davanti è stato uno scenario bellissimo: atleti provenienti da tutto il mondo, Campioni Mondiali e non, che si scaldavano, tifosi con maglie e striscioni per gli atleti, turisti incuriositi che cercavano di capire cosa stesse succedendo.

Appena lo starter ha dato il via alla gara tutte le persone che si trovavano sul percorso hanno iniziato ad urlare e a fare il tifo, anche quelle persone che di marcia non ci capiscono proprio niente e che si trovavano in quella zona per caso, hanno iniziato tutti ad urlare ”Dai Italia, forza azzurri!”. Tra il tifo delle persone riuscivo a riconoscere delle frasi; una di queste era ”Dai Teo!”. Tra i tanti tifosi presenti c’era un gruppetto di persone, riunito intorno a due striscioni ”Go Teo You’ll Never Walk Alone” e ”Teodorico Caporaso Fan Club”; queste persone erano venute a tifare Teodorico Caporaso, colui che dal mio punto di vista è stato la rivelazione di questi Campionati del Mondo.

Teodorico CaporasoPartito nelle retrovie rispetto agli altri azzurri, è riuscito a fare una rimonta incredibile; a ogni giro del percorso si avvicinava sempre di più ai primi atleti, sempre più in cima, fino a quando non è entrato nello stadio per percorrere gli ultimi metri che lo separavano dall’arrivo, ma cosa più importante dal pass per quelle che saranno le sue prime Olimpiadi. Sì, perché in quelle quasi 4 ore di gara, Teodorico è riuscito a farsi strada tra i migliori atleti al mondo, fino ad arrivare al 5° posto, posizione che gli permette di volare fino a Rio de Janeiro a coronare il suo sogno a 5 cerchi. Entrato nello stadio tutti i tifosi si sono alzati in piedi ad urlare il suo nome, tra di loro i compagni di squadra avevano le lacrime agli occhi dalla felicità, così come amici e parenti.

Sono sicura che questo sia stato un giorno memorabile per l’atleta campano, speriamo il primo di una lunga serie. Conclusi i Mondiali l’ho raggiunto per un’intervista, per farmi raccontare questa esperienza in prima persona; ecco quello che mi ha detto.

Com’è iniziata e quando la tua passione per l’atletica? Cosa ti ha spinto a provare la marcia, e soprattutto una gara lunga come la 50km?

Il mio primo incontro con l’atletica è avvenuto nel 2004 con la corsa campestre ai Giochi Sportivi Studenteschi. Poi ho iniziato a frequentare il campo di atletica nella mia città, Benevento, con il gruppo della Libertas Benevento di Giovanni Caruso e, dopo qualche mese di sola corsa, ho scoperto la marcia per caso ad una finale dei CDS allievi, nella quale per esigenze societarie mi sono cimentato su una “lunghissima” 5 km. Di lì a poco sotto la guida di Roberto Sanginario ho iniziato i primi veri passi nel “mondo della marcia” che, nella categoria Juniores, mi hanno portato un titolo italiano sulla 20 km e la prima nazionale. Il primo appuntamento con la 50 km è avvenuto alla fine del 2009, l’intuizione per questa nuova sfida è stata di Diego Perez, mio punto di riferimento tecnico a partire dal 2008. Da lì, anno dopo anno, i progressi cronometrici hanno definitivamente chiarito che fosse proprio quella la mia strada.

Quasi 4h di gara, che cosa si pensa durante tutto questo tempo? Come riesci a rimanere concentrato per tutti i 50km?

Beh si pensano tante cose, anche se principalmente ci si focalizza sull’ascoltare il proprio corpo. La prima parte di gara è una lunga attesa,  il cui obiettivo è cercare di capire se il ritmo impostato è quello giusto spendendo il meno possibile. La concentrazione è fondamentale per seguire il piano di gara programmato, poi superato il trentacinquesimo km quasi sempre capisco che tipo di gara mi aspetta e mi pongo obiettivi per mantener alta la motivazione all’avanzare della fatica.

Parlando di questi Mondiali di Marcia, ti aspettavi un risultato del genere? Pensavi di riuscire a migliorare di 3 minuti il PB?

I riscontri in allenamento ci facevano pensare ad un crono di questo tipo. Ovviamente in una gara così complessa come la 50 km, in cui piccoli dettagli (un acquazzone, una giornata particolarmente umida,  vento forte, …) possono influenzare il ritmo gara, non era scontato ottenere il miglioramento cronometrico sperato.

Teodorico Caporaso– Cosa hai pensato quando hai raggiunto i primi 10 atleti e hai continuato a recuperare posizioni?

Ho deciso di impostare la gara come programmato, se non addirittura leggermente più forte, con un passaggio a metà gara in 1h55’. La seconda parte di gara, raggiunta la “velocità di regime” prevista, è stata una rimonta entusiasmante. Devo ringraziare il mio allenatore che, una volta rimasto da solo al 30° km, mi ha dato continui riferimenti e mi ha aggiornato costantemente sulla posizione, permettendomi così di restare sempre “sul pezzo” e di non farmi travolgere dalle emozioni per essere arrivato così avanti nel ranking.

– Dopo questo risultato, 5° al mondo, cosa ti aspetti da Rio? Pensi che si potrà ripetere il risultato, sia individuale che di squadra anche a Rio?

Da Rio mi aspetto una gara ancora più difficile. Sul piano cronometrico credo che la variabile meteo potrebbe influenzare tanto la gara. Non mi sorprenderebbero condizioni variabili nel corso della competizione, per cui bisognerà essere bravi a capire il loro peso nella distribuzione dello sforzo. Nella gara olimpica, inoltre, ci saranno alcuni specialisti che in questa occasione hanno optato per la 20 km o che hanno saltato l’evento di Roma, oltre al probabile rientro degli atleti russi. Di conseguenza è oggettivamente difficile ripetere il risultato individuale e di squadra di Roma, fermo restando che io e i miei compagni di squadra faremo il massimo per restare nelle posizioni alte della classifica.

– Qual è il ricordo più bello che hai di questi Mondiali?

Gli ultimi 300 metri penso siano il ricordo più bello ed emozionante di questo Mondiale. Tante volte in allenamento per combattere la fatica ho cercato motivazioni ulteriori sognando di vivere degli istanti così. E così, l’arrivo verso lo stadio è diventata la realizzazione di un sogno, una gioia immensa condivisa con tanta gente a farmi il tifo e il sostegno delle persone più care.

– Come riesci a incastrare allenamenti, università e vita privata?

E’ un gran casino! Diciamo che cerco di programmare tutte le attività il più possibile, in maniera tale da riempire al meglio le mie lunghe ed intense giornate. Per riuscire a far tutto, mi aiuta la grande passione per la marcia e gli studi in Ingegneria. Fondamentale, inoltre, è il sostegno della mia famiglia che fa il possibile per mettermi nelle condizioni migliori per poter fare tutte le attività che programmo. Infine la mia fidanzata Angela che mi segue, supporta, sopporta e sostiene nelle mie frenetiche e lunghe giornate!

Foto Chiara Montesano/trackarena.com

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2 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Brava Chiara, bell’articolo!
    Non conosco personalmente Federico Caporaso, ma da oggi e grazie a te, ha un sostenitore in più!

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