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Jesse-Owens-et-Luz-LongLo sport è un linguaggio universale di rispetto e fratellanza, ormai accreditato ma non così scontato, soprattutto nella Germania degli anni ’30.

Eppure, proprio in quella Germania degli anni ’30 ci fu un uomo che andò oltre le imposizioni e le barriere mentali che il Nazismo aveva creato, per contribuire ad una delle leggende sportive più grandi di sempre, ma soprattutto ad una delle amicizie più espressive che lo sport abbia mai fatto nascere.

Se leggiamo sugli albi sportivi, constatiamo che il 4 agosto del 1936 alle Olimpiadi di Berlino, Jesse Owens vinse l’oro nel Salto in Lungo, oro che non sarebbe stato possibile senza il biondo tedesco Luz Long.

Carl Ludwig Long nasce il 27 aprile 1913 a Lipsia, in una famiglia fatta di illustri accademici. Long, continuando la dotta tradizione familiare, dopo gli studi giovanili, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza all’Università di Lipsia. La carriera studentesca e poi professionale di Long fu brillante, così come la mai accantonata passione sportiva per il salto in lungo.

Atleta battente bandiera della Leipziger SC, Long si mise subito in mostra, entrando di diritto tra i migliori saltatori in lungo europei. Ai primissimi campionati europei di Atletica Leggera che si svolsero nel 1934 a Torino, l’alfiere teutonico vinse la medaglia di bronzo con 7,25 m, dietro all’altro tedesco Wilhelm Leichum, oro con 7,45 m, ed al norvegese Otto Berg, argento a 7,31 m.

Il passo fu breve dall’europeo all’Olimpiade, visto che il partito Nazista si propose di portare i Giochi 1936 a Berlino, facendone così una passerella di lusso per la millantata magnificenza del Terzo Reich.

Viaggiamo avanti, ed arriviamo al fatidico giorno.

Archiviato il primo oro, il 4 agosto 1936 scoccò l’ora del salto in lungo anche per Jesse Owens, il quale rischiò una clamorosa eliminazione a causa dei primi due salti nulli. L’aiuto venne nel modo più inaspettato da un compagno di pedana, che vedendo Owens in difficoltà, lo avvicinò per dargli un consiglio che cambiò la storia; quel compagno di pedana fu proprio Luz Long.

Long disse a Owens: “Parti più indietro”. L’americano seguì il consiglio e fu qualificazione, raggiungendo l’accesso all’agognata finale, programmata per il pomeriggio.
Dopo aver preso il pass anche per la finale dei 200m, nella serata del 4 agosto Owens tornò sulla pedana del salto in lungo; ad attenderlo c’era proprio Luz Long, il quale, in fase eliminatoria, aveva stabilito il nuovo Record Olimpico con 7,73m.

I due iniziarono una lotta senza esclusione di colpi, con Long che andò a migliorare la sua gran prestazione della mattina, saltando 7,87m. Owens non rimase certo a guardare, saltando prima 7,94m e poi rifinire il tutto col primo salto oltre gli 8 metri mai visto alle Olimpiadi, ovvero 8,06m.
Quel famoso scontro con Long, viaggiò oltre le barriere razziali che imponeva la Germania e si trasformò nell’esempio più nobile di sport, dove tra gli avversari non c’è solo il mero agonismo ma anche un profondo rispetto.

L’amicizia tra Owens e Long durò salda fino al 14 luglio 1943, quando l’atleta tedesco, a trent’anni, consegnò definitivamente la sua vita alla storia.

Durante il suo tirocinio presso il Tribunale di Amburgo, nel 1941 per Long arrivò il giuramento alle Wehrmacht, l’esercito tedesco, già in guerra da due anni. Dopo un rapido addestramento fu prima mandato il Polonia con la contraerea e quindi a combattere nel Sud Italia.

Durante i combattimenti intorno all’aeroporto di Santo Pietro a Biscari (adesso Acate) Long fu raggiunto alla coscia da un proiettile, impedendone la ritirata insieme al resto dell’esercito tedesco. Carl Ludwig Long perì il 14 Luglio 1943 a causa delle sue ferite, caduto sul campo di battaglia di Acate. Le spoglie del saltatore furono tumulate nel cimitero militare di Motta Sant’Anastasia dagli americani.

Pensate che nonostante la guerra e la lontananza, i rapporti di fratellanza tra il tedesco e l’amico Owens non cessarono. Long infatti, quando ricevette la notizia che la moglie aveva partorito, preso dalla felicità, scrisse a Jesse una lettera nella quale chiedeva all’amico di far sapere a suo figlio, a guerra conclusa, di quanto sia importante l’amicizia e di come essa sia possibile, nonostante guerre, barriere razziali e divisioni.
Anni più tardi, Owens si prodigò per trovare la famiglia di Long, riuscendo infine a partecipare al matrimonio del figlio del caro amico scomparso.

Nel 2000,  il gesto di umiltà e correttezza di Long, il quel 4 agosto 1936, fu celebrato dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) come esempio di pace e fratellanza tra i popoli, secondo la fiamma originaria dei Giochi olimpici, e se non è spirito d’atleta quello che mosse Long nel tendere la mano ad Owens, non sappiamo cos’altro sia.

Parte di questa bellissima storia è raccontata nel film “Race – Il colore della vittoria“, in uscita nelle sale italiane il 31 Marzo, che racconta tutti gli ostacoli che ha dovuto superare Jesse Owens prima di diventare leggenda, un atleta nero in un periodo storico dominato dal razzismo.

Foto: CIO

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