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justin gatlinL’atmosfera è quella delle grandi occasioni: giovani da ogni parte d’Italia per vedere i grandi atleti internazionali,  una grande organizzazione ed una cornice da favola come solo il Foro Italico può offrire.

Il Golden Gala “Pietro Mennea” non ha tradito le attese della vigilia, rivelando veramente di tutto, nel bene e nel male: dalle gioie immense alle tragiche conclusioni.

L’antipasto pomeridiano, quando ancora il sole batteva forte sullo Stadio Olimpico, è stato offerto dalle atlete impegnate nel disco e nel lungo, dove l’est Europa ha visto entrambe le vittorie.

Dalla pedana del lungo, a lasciare l’impronta più lontana è stata la ragazza da copertina, Darya Klishina, che trova pedana e parabola giusta, atterrando a 6,89, mettendosi così alle spalle la favorita Shara Proctor, che fa 6,85. Bella gara anche per la portacolori dell’Esercito Tania Vicenzino, che avvicina il proprio personale con salti grintosi e convinti, il migliore a 6,57.


Tania Vicenzino ha anche rischiato di prendere una “discata” se così possiamo dire, da parte dell’altra regina del pomeriggio: Sandra Perkovic.

Per due volte il disco della campionessa croata è uscito molto alto ed inclinato, superando la gabbia ed atterrando sulla pedana del lungo, provocando non poche preoccupazioni, cosa che comunque non ha distolto la Perkovic dal siglare la vittoria con un lancio da 67,92.

Si lancia da una parte e dall’altra, perchè mentre il disco della Perkovic si prende la vittoria, anche il ragazzone teutonico David Storl non fa troppi complimenti, che a 21 cm dal primato del meeting, piazza il suo peso a 21,46, primeggiando sull’armata americana capeggiata da Jordan Clarke. Poca gloria per Daniele Secci, che finisce solo con 3 nulli.

Andiamo un attimo in pista, perchè non solo negli stati caraibici, ma anche qui possiamo dire di avere giovani super, ed a dimostrarlo è stata la sempre più incredibile Marta Zenoni.

Un 800 perfetto per la ragazza dell’Atletica Bergamo, che si regala non solo il nuovo primato italiano U20 ma anche la miglior prestazione mondiale stagionale di categoria! 2’03”40, non ancora sedici anni, contesti che parlano da soli.

Restiamo sul doppio giro di pista, perchè anche Giordano Benedetti ha interpretato benissimo la sua prova, mettendosi in scia del gruppetto di testa guidato dalla lepre di turno. Mohammed Aman vinto la gara con 1’43”56, andando a prendersi la WL davanti a Nijel Amos ma restando sul finanziere Benedetti, possiamo dire felicemente che il tempo di 1’45”07 vale per il minimo per i mondiali nonché la terza prestazione europea della stagione.

marta zenoniTorniamo in pedana, dove c’era uno degli uomini più attesi, forse l’unico che al momento può aspirare al trono di Jonathan Edwards: Pedro Pablo Pichardo. Tutta la tribuna Tevere ha sgranato gli occhi anche nel riscaldamento, quando Pichardo con due appoggi seguito dal gesto tecnico è atterrato oltre i 16 m con una leggerezza che ha dell’incredibile.

Il cubano questa volta non ha tolto la corona a re Edwards ma diciamo che si è preso un feudo, stabilendo il record del meeting con un gran 17,96 , fatto lasciando diversi cm in pedana. A questo punto la media di Pichardo si fa ancora altissima, inanellando la quarta prestazione di fila oltre i 17,90. Niente da fare per tutti gli altri. Da notare però che tutto il podio ha sventolato la bandiera cubana, con Copello e Reve a completare il terzetto dietro a Pichardo. Ottavo con 16,22 e grande grinta Daniele Cavazzani.

Cambiamo pedana e mettiamoci dalla parte di coloro che forse interpretano nel migliore dei modi la parte del “gladiatore” in quel di Roma: i giavellottisti.

A quanto pare stiamo assistendo ad un rinnovamento in questa disciplina, da sempre capeggiata da europei del nord o dell’est, mentre adesso possiamo ammirare come anche i Caraibi e l’Africa stiano scoprendo le potenzialità dei loro atleti al di fuori delle corse.


Vítezslav Veselý è l’unico che tiene a galla la barca europea, con il lancio della vittoria di 88,14 , ma alle sue spalle il keniota Julius Yego non fa complimenti e rimanda tutto a Birmingham , accontentandosi, per così dire del PB di 86,71, così come il campione olimpico 2012 Walcott, 86,20 per lui.

C’è chi ha riso ma c’è anche chi ha pianto ed urlato dal dolore. Sally Pearson è pronta e determinata alla partenza dei 100 Hs; al quinto ostacolo la grande atleta australiana prende in pieno la barriera cadendo in malo modo sul polso sinistro, ed iniziando a gridare dal dolore. Si saprà poco dopo che il polso sinistro della Pearson si è fratturato. la gara è comunque continuata tra le continue defezioni, con la favorita Jasmin Stowers che incoccia pesantemente il nono ostacolo e la Rollins che interpreta la gara in modo sbagliato. Il tutto si risolve con la vittoria di Sharika Nelvis in 12″52 (PB).

Defezione anche per Shally Ann Fraser Price, che in riscaldamento sente qualcosa che non va, decidendo di dare forfait ai 20o m, lasciando la vittoria a Jenebah Tarmoh (22″77) in una gara abbastanza fiacca e senza troppe emozioni, dove in ottava posizione si è trovata Gloria Hooper, apparsa non del tutto decisa (23″71 il tempo).

Anche nei 200 maschili gli italiani non brillano: Diego Marani ed Eseosa Desalu non riescono ad entrare veramente in gara concludendo rispettivamente in 21″44 e 21″42, in un 200 incredibilmente vinto da un bianco: il greco  Likourgos-Stefanos Tsakonas in 20″09

Pichardo ha tolto il record del meeting ad Edwards mentre il 5,94 di Bubka ha resistito alle cannonate del “le roi” Renaud Lavillenie, che una volta usciti tutti i contendenti, salta 5,91 e poi fa mettere l’asticella direttamente a 6,01, misura non mancata di tantissimo per il dispiacere dell’Olimpico. Alle spalle del francese si è messo in gran luce il brasiliano Thiago Braz che eleva il record Sud Americano a 5,86. Tre nulli d’entrata per Claudio Stecchi.

Nella giornata dell’addio alle gare di Antonietta Di Martino, Ruth Beitia fa la gran gara, superando da sola i 2,00 m nel salto in alto e superando il WL di 3 cm. Beitia che sul podio ha chiamato la Di Martino per un abbraccio in una bella cornice, dimostrando come l’atletica riesca ad andare oltre l’agonismo tra persone ma creando sempre belle amicizie. Inizio opaco per Alessia Trost che non va oltre 1,85 e lasciando prematuramente la gara.


Altro brivido freddo per Usain Bolt: nella notte dell’Olimpico, Justin Gatlin prende una partenza al bacio e spinge fino in fondo come una locomotiva, mettendo tra sè e gli altri un distacco poderoso e piombando sul traguardo come una furia in 9″75, un centesimo meglio del record del meeting di Usain Bolt, di fatto cancellandolo dall’albo del Golden Gala. Il gran spunto del velocista USA è un treno da non perdere ma da seguire, così interpreta la gara Jimmy Vicaut, che scende sotto i 10 secondi col crono di 9″98. Nella serie B degli sprinter è stato invece Julian Forte a prevalere, con 10″07 su tutti, anche i quattro italiani in gara: Massimiliano Ferraro (10″36), Delmas Obou (10″44), Michael Tumi (10″53) e Jacques Riparelli (10″67).

E’ felicità azzurra però nei 400 hs, dove nella serata dominata da Johnny Dutch, che corre di gran carriera l’ultimo rettilineo fermando il cronometro a 48″13 davanti a Michael Tinsley, Leonardo Capotosti ha potuto gioire per il nuovo PB di 50″01, che fa ben sperare e sognare per la scalata all’agognato 49.

Non è il PB ma comunque un buon stagionale quello corso da Libania Grenot, che chiude i suoi 400m in 51″72, in un giro di pista non velocissimo vinto dalla USA Francena McCorory in 50″36.

Una che invece va veloce dimostrando anche intelligenza tattica è Jennifer Simpson sui 1500, che non si fa intimidire dagli attacchi della Hassan, e conclude al comando in 3’59″31, concedendosi successivamente un giro d’onore a salutare il pubblico, con un gran sorriso sul volto.

Gran gara nei 3000 siepi dove, da cui escono le migliori prestazioni dell’anno, dove tutto si risolve in volata, con Hyvin Kiyeng che si presenta in dirittura d’arrivo più arzilla di Virginia Nyambura, fermando il tabellone dell’Olimpico a 9’15″08, ovvero il nuovo WL.

Entusiasmante anche il 5000 uomini, dove ha regnato la nuova gioventù dell’Atletica africana: 12’58″39 per lo juniores Yomif Kejelcha , ragazzone alto ed imprendibile degli altopiani etiopi, che amministra gara ed avversari da gran professionista.

Concludiamo infine con un doveroso complimento alla nostra 4×100 M50 uomini, composta da Giancarlo D’Oro, Alfonso De Feo, Roberto Barontini e Paolo Mazzocconi che puntavano al record europeo ed invece hanno siglato il nuovo primato mondiale, togliendolo agli Stati Uniti e sostituendolo con il tempo 44″65. Complimenti vivissimi!

 

Foto: Gianluca Fortunato/ Atletipercaso.net

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