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Mennea Fiction RaiUna cosa è certa: lunedì e martedì molti atleti si sono diretti al proprio campo d’allenamento con una luce diversa negli occhi, un fuoco interiore capace di abbattere qualsiasi fatica che un allenamento può proporre.

La voglia di correre, la voglia di provarci, la voglia di spingersi oltre le proprie possibilità ed orizzonti; questo é ció che é scaturito da chi é rimasto incollato alla TV ad ammirare le gesta dell’immenso ed eterno Pietro Paolo Mennea, fautore di una Atletica fatta di impegno e passione. É particolare sentire  come questa storia abbia fatto breccia anche nei bambini più piccoli: sentire bambini di sei anni che si raccontano come Mennea abbia fatto “questo e quello” con la fantastica visione che solo i piccoli possono avere.


La storia di Pietro Mennea come abbiamo potuto vedere, é stata narrata con precisione, ovviamente con connotati che hanno lo stampo di un romanzo, ma che ha reso il tutto forse ancor più emozionante.

Molto profonda, in particolare,  la trasposizione del rapporto allenatore – atleta, con un Luca Barbareschi ben calato nel pragmatico professor Vittori, quasi un secondo padre per l’atleta barlettano, capace di sottoporre Mennea ad allenamenti massacranti e contemporaneamente a spronarlo a dare l’anima, anche dopo l’allontanamento subito imposto dalla FIDAL.

Spesso nella fiction é stato proposto il tema del sacrificio e della fatica, soprattutto per quanto riguarda le infinite sessioni, fatte anche di venti e più ripetute; emblematica ed ironica la scena in cui Vittori chiede al suo aiutante Lo Iacono quante ripetizioni avesse fatto Mennea con il copertone da trainare. Lo Iacono conferma che l’atleta é alla ventiduesima prova; di tutta risposta, Vittori, alias Barbareschi, sentenzia: ” Ancora otto.”


Lo stesso Carlo Vittori, intervistato durante il funerale di Pietro Mennea, rispose ad una domanda sul fatto che Mennea si fosse “ammazzato ” di lavoro. Il professore molto tranquillamente ha risposto che Pietro ha fatto  ciò che amava fare, ed in tutto questo la fatica passa in secondo piano.

Intrigante il rapporto Mennea  – Borzov, trasposto come una accesa e rispettosa rivalità. Esatto: ” rispettosa “. Nell’Atletica Leggera, come ha fatto ben vedere il film, l’avversario si rispetta, forse si teme o si è più forti, ma comunque si rispetta, con amicizia o inimicizia. L’avversario è colui che ti darà stimolo per andare ancora più in là, a raggiungerlo e superarlo, rimanendo colleghi, avversari ed amici.

LEGGI LA STORIA DI VALERY BORZOV

Passiamo all’analisi delle gare proposte sul video, lasciando perdere il fatto che gli atleti si girino mentre gareggiano alle Olimpiadi, é un discorso per addetti ai lavori e non per un pubblico misto. Il pathos c’é ed é tanto, così come l’empatia che si riesce ad avere fra telespettatore ed atleta. Come si può non emozionarsi davanti alla gioia di un uomo che ha appena fatto un record del Mondo o che ha vinto l’oro olimpico?  O vedere negli occhi dell’allenatore l’orgoglio per il proprio discepolo ed immedesimarsi in tutto questo magari anche per esperienze proprie?  É semplicemente bellissimo.

Ha fatto storia e, seppur ascoltata molte volte, fa sempre una certa impressione la cronaca della finale dei 200 m a Mosca: ” Recupera, recupera, recupera, recupera, ha vinto! ”


Che cosa ha fatto di grande questa miniserie : ha portato nelle case degli italiani la storia di un grande uomo ed atleta, facendo vedere uno scorcio della grande atletica che fu, ma che esiste ancora, seppur un po bistrattata come “sport minore”; esiste ed è viva in tutti gli atleti ed allenatori che ogni giorno si spendono per raggiungere un obiettivo comune, modesto o altissimo che sia. Dopo la domenica ed il lunedì passati, molti giovani adesso sanno chi era Pietro Mennea, cosa è riuscito a fare ed a trasmettere all’atletica italiana ed alla cultura sportiva generale: allenatevi, per voi stessi e per il piacere di farlo; tutta la fatica ed il sudore versato verrà sempre ripagato da un risultato e da una gioia ed un appagamento che solo chi percepisce che ha appena abbattuto il proprio limite può capire.

Chiudiamo con un piccolo errore anacronistico che ci ha fatto sorridere: durante la conferenza stampa del ’72  a Formia, appare un poster con la vittoria olimpica di Alberto Cova nel 1984. Chissà, magari verrà fatto un film anche sulle gesta di Cova, ma intanto, grazie per aver reso visibile la grande Atletica Leggera, grazie ancor di più a Pietro Mennea, che ha insegnato a correre, sopratutto per i propri sogni.

LEGGI LA STORIA DI PIETRO MENNEA

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2 Commenti

  1. Ovidiu Blaj ha detto:

    Il film (o fiction?) mi è piaciuto abbastanza soprattutto perché mi ha fatto conoscere cose che non sapevo del grande Mennea ed era piuttosto coinvolgente. Sicuramente mi sarebbe piaciuto di meno se non lo avessi guardato con l’entusiasmo di un atleta (per di più velocista). A livello di sceneggiatura ci sono state diverse cose che non mi hanno convinto – nonostante non si esperto – ma la più clamorosa e quella riguardante l’allenatore Vittori: sul totale di tutte le scene in cui appariva nel 99% dei casi aveva una sigaretta in mano, in bocca o la stava tirando fuori dal pacchetto… anche se il Vero Carlo Vittori fosse il fumatore più incallito di questo mondo considero veramente inopportuni questi product placement mooolto spinti in un film che dovrebbe elevare e promuoverei i valori dello sport.

  2. stefano damiano ha detto:

    Continuo ad emozionarmi rivedendo anche una piccola parte della fiction ogni giorno anche dopo la trasmissioone nelle puntate di domenica e lunedi’ scorso. E’ stato e rimarra’ sempre UN UOMO ed UN ATLETA indimenticabile. Grazie Pietro

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