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SilvanochesaniFinisce così l’ennesimo campionato Europeo Indoor, ospitato dall’O2 Arena di Praga e che ha visto in questo ultimo pomeriggio di gare, calare sul tavolo da gioco una buona mano per la nazionale azzurra, con medaglie e buone prestazioni.

Alla ribalta, dopo i guai fisici che l’avevano tenuto fuori dalle competizione per diverso tempo, Silvano Chesani ha dato il meglio di sè nella finale del salto in alto, in cui nessuno appare favorito e tutti sono consapevoli di poter agguantare un metallo che conta. Il primo a lasciare il palco dei finalisti è purtroppo Gianmarco Tamberi, il quale non ripete il bel 2,28 della qualificazione ma rimane a 2,24. Chesani va avanti, sempre con qualche brivido: due errori a 2,24, uno a 2,28. A 2,31 la gara si cristallizza: Chesani riesce a valicare l’asticella alla seconda prova come il greco Mastoras, mentre il russo Tsyplakov raggiunge l’obiettivo al primo colpo. Nessuno riesce ad arrembare i 2,34, così per somma di errori Tsyplakov viene incoronato campione europeo ma il nostro Silvano Chesani strappa un grande argento che lo riscatta e lo ripropone alla grande sulla scena continentale.

Gran gara, condotta con intelligenza tattica e tenacia. Così potremmo definire la finale dei 1500 m di Federica Del Buono che non può rincorrere la olandese Hassane, troppo lontana per tutte, ma che si piazza in testa al gruppo delle inseguitrici, sfociando in un grande allungo a due giri dalla fine, tenendo caparbiamente la posizione fino alla fine, meritandosi così il terzo posto sul podio europeo, che per una giovane atleta che ha già fatto vedere molte cose di spessore è una ulteriore conferma del suo valore atletico; 4’11″61 il tempo finale della Del Buono.







La medaglia non l’ha presa e nemmeno la finale, ma i 60 m di Audrey Alloh sono stati favolosi, conducendo le spinte dall’inizio alla fine, purtroppo non agguantando quel posto utile per prendere posto tra le prime otto, ma facendole fare un urlo di felicità quando sul tabellone è apparso il tempo di 7″24: miglior Alloh di sempre!

Le prime posizioni effettivamente sarebbero state un po proibitive per la Alloh, infatti la finale è stata agguantata dalla ragazzona d’Olanda Dafne Schippers, che fa terra bruciata correndo in 7″05 ovvero il WL, portandosi a rimorchio l’inglese Asher – Smith, in 7″08 (NR) e la tedesca Sailer in 7″09.

Chi invece la finale l’ha fatta è Michael Tumi, unico italiano a superare le semifinali dopo che Delmas Obou e Fabio Cerutti, correndo rispettivamente in 6″68 e 6″67, non erano riusciti a qualificarsi. Tumi parte bene e si distende in modo fluido cercando la medaglia fino alla fine ma gli altri non si lasciano prendere, ed il petto dell’azzurro passa l’arrivo un centesimo dopo quello del tedesco Julian Reus, fermando il cronometro su 6″61. Campione continentale è, come pronostico, l’inglese Richard Kilty, vittorioso in 6″51, seguito dall’altro teutonico Chistian Blum. Sconcerto per Chijindu Ujah, squalificato.







Bella gara anche quella dei 1500 uomini, dove sulla volata finale il beniamino di casa Jacub Holusa guida fino in fondo la volata giungendo sull’arrivo in 3’37″68, davanti al turco Ozbilen (3’37″74).

Se c’è una famiglia su tutte che gioirà per questo campionato sarà la famiglia Borlèe, infatti nella 4×400 i tre fratelli ( Dylan, Kevin e Jonathan) hanno unito le forze insieme a Julien Wratin per portarsi in Belgio non solo il titolo ma anche il record europeo, correndo la staffetta in 3’02″87.






Cala così il sipario su questa rassegna continentale, che per quanto riguarda i nostri colori azzurri ha dimostrato tante belle cose e anche tanti punti da migliorare per diventare, ma soprattutto tornare, una grande nazionale del vecchio continente.

 

Foto: Ian Walton/Getty Images Europe

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