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alessiatrostLa ‘afternoon session’ come dicono gli anglofoni, del sabato appena trascorso alla O2 Arena di Praga, ci ha finalmente dato la gioia della prima medaglia bordata d’azzurro di questi campionati europei ad opera di Alessia Trost.

La saltatrice pordenonese in forza alle Fiamme Gialle ha iniziato la sua scalata all’asticella del salto in alto dalla misura di 1,80, andando spedita senza un solo errore fino ad 1,94. Quando l’asticella tocca gli 1,97 c’è il colpo di scena che praticamente apre la strada verso un ipotetico oro: Kamila Licwinko, capolista mondiale stagionale con 2,02, fa segnare tre nulli, mentre Trost alla terza opportunità ad 1,97 va su e su resta anche l’asticella. Insieme ad Alessia c’è la sua eterna rivale sin dalle categorie giovanili Mariya Kuchina, che l’ 1,97 lo passa indenne alla prima possibilità. Ad 1,99 entrambe le contendenti sbagliano i tre turni, andando allo spareggio definitivo con un salto di nuovo ad 1,99 e poi ad 1,97. Kuchina passa, Trost no.

La medaglia d’oro va alla Kuchina ma l’argento di Alessia Trost ha un sapore non da secondo posto ma di un nuovo importante punto di partenza per ritentare la scalata ai fatidici due metri e chissà, forse un posto tra le grandi a Rio 2016. Complimenti Alessia.







Tanto azzurro nelle finali di ieri, uno della quali è stata corsa da Matteo Galvan nei 400 m. Il finanziere vicentino, piazzato in seconda corsia non aveva un compito facile. Il treno chiamato Pavel Maslak parte dalla quinta corsia ed al rientro alla corda si porta tutti dietro, a partire dall’ultimo della stirpe Borlèe, Dylan. Galvan parte deciso ma non riesce ad imporsi alla presa della prima corsia, venendo subito relegato in ultima posizione. il cronometro segna 20″99 al passaggio dei 200 di Maslak, segno che il ceco vuole provare l’attacco al record europeo di 45″05 del tedesco Thomas Schönlebe. In fondo le gambe iniziano ad imballarsi ma la corsa rimane comunque pulita e Maslak finisce la sua corsa vittoriosa on 45″33, portandosi a rimorchio Dylan Borlèe. Matteo Galvan ci prova fino alla fine ma ormai la rimonta è difficilissima ed il sesto posto inesorabile, comunque il vicentino porta a casa il sesto ed onorevole posto europeo con l’ottimo tempo di 46″87.







Anche Giulia Viola, schierata nella finale dei 3000 m si fa ben valere. La gara inizia come sempre in queste occasioni, su ritmi non elevati, andando in crescendo. Dal gruppo si staccano Yelena Korobkina e  Sviatlana Kudzelich  che cambiano passo e costringono le avversarie allo strappo definitivo. Viola si difende benissimo tenendo il gruppetto delle inseguitrici e correndo fino in fondo, a prendersi il settimo posto continentale, lei che per un soffio aveva fatto parte della finale. Il crono finale per Giulia Viola è di 8’59″04 con la gara vinta infine dalla Korobkina in 8’47″62.

Prende uno scroscio di applausi dal pubblico presente e anche dalla storia dell’Atletica direttamente al saltatore con l’asta Renaud Lavillenie, che stravince, come è suo consueto ultimamente, in grande stile: posta l’asticella a 6,04, il francese pone il suo sigillo sul record dei campionati, valicando l’asticella. La prova successiva, nemmeno a dirlo, è al record del Mondo con 6,17. Le tre prove vanno a vuoto ma tutte con un loro perchè e tutte molto valide: sarà per la prossima volta Renaud, intanto, complimenti vivissimi al più grande astista del momento.

Era data favorita e non ha tradito il pronostico Ivana Spanovic, saltatrice in lungo, la quale ha tirato fuori dal cilindro una gran gara, atterrando addirittura al terzo turno a 6,98, che costituisce il record serbo della specialità. In terza posizione possiamo notare una ragazzina Florentina Marincu, che, oltre al bronzo continentale che di per sè vuol dire molto, ha realizzato il record europeo della categoria junior, saltando 6,79.


Per chi fa i concorsi, credo non ci sia cosa più agghiacciante di essere superati all’ultimo turno, eppure è proprio quello che è successo nel peso donne: Yulia Leantsiuk è lì, salda in prima posizione con l’oro in tasca, quando il peso si stacca dalla mano di Anita Marton, la parabola è quella giusta e l’atterraggio è lontano. La misura della Marton fa segnare 19,23 (NR ungherese), 60 cm più della Leantsiuk, lasciando di stucco la rappresentativa bielorussa. Capita.

Risorge dalle ceneri come l’araba fenice il portoghese Nelson Evorà, che vince il derby nel della penisola iberica nel salto triplo contro lo spagnolo Pablo Torrijos, trovando due efficacissimi salti, prima a 17,15 e infine a 17,21, dimostrando tutto il suo valore, superando mentalmente i mille infortuni che l’avevano colpito dopo la vittoria alle Olimpiadi del 2008 a Pechino.

Chiudiamo quindi con un altro record dei campionati di un atleta che noi italiani ricordiamo fin troppo bene, per essere giunto davanti ai nostri Gemelli Dini durante gli Eurojunior di Rieti 2013; sto parlando del keniota naturalizzato turco Ali Kaya, che letteralmente vola via nei 3000 uomini, creando il vuoto dietro di sè, facendo quindi segnare al cronometro il tempo di 7’38″42.

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Foto: Getty Images

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