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Matteo GalvanE’ una mattinata ben più attiva quella vissuta all’O2 Arena di Praga, dove purtroppo la prima tegola giornaliera è caduta sulla trasferta azzurra: Marzia Caravelli ha dovuto dire di no alla gara dei 60hs, per la presenza di un fastidio muscolare. Non si è fatta invece intimorire dalle più accreditate Giulia Pennella, che, schierata nella quarta batteria, esce bene allo sparo presentandosi in testa sul primo ostacolo; inesorabilmente le atlete più forti hanno sopravanzato la Pennella, ma lei senza prendere distacco è restata nel gruppetto di testa fino in fondo, facendo segnare il crono di 8″09, l quarta posizione in batteria ma soprattutto il passaggio del turno.

Fortunata a metà si potrebbe considerare invece la gara di Hassane Fofana, il quale è inserito nell’ultima batteria, dove prendendo visione degli stagionali dei concorrenti non ha niente da regalare al giovane italiano. Fofana esegue una gara giusta e ben combattuta fino alla fine, portandosi fino alla quinta posizione e realizzando il proprio PB con 7″75; unica pecca forse una piccola indecisione nei primi due appoggi, ma il fatto che il tempo finale sia risultato Personal Best non recrimina nulla all’atleta.


Gara invece molto sottotono e senza guizzi quella del carabiniere Fabrizio Schembri, a cui basterebbe 16,38 per qualificarsi alla finale del salto triplo, ma purtroppo qualcosa non va con la rincorsa e Schembri appare pesante nell’eseguire le tre prove, terminate al 13° posto con 16,08 , nullo e 16,02 , ben sotto la portata dell’atleta azzurro, che comunque non è sembrato l’unico a patire una pedana che non sembra proprio reattiva. Gara un po difficile anche per Laura Strati che comunque trova un buon 6,22 , purtroppo lontano dal 6,53 necessario per la qualificazione alla finale del salto in lungo.

Scocca quindi l’ora dei due giri di pista, in cui le prime a scendere in pista sono le tre azzurre Ylenia Vitale, Maria Benedicta Chigbolu e Chiara Bazzoni.

La Vitale, posta in seconda batteria, parte all’interno ma non velocissimo, consentendo alle altre di passarle davanti al momento di rientrare alla corda senza più riuscire a farsi largo; 54″31 il tempo finale della Vitale che data la giovanissima età sarà in grado di rifarsi anche tra diversi anni.

Gara che invece sembrava partita in modo diverso per Benedicta Chigbolu, che a differenza della giovane collega Vitale, parte più decisa ma per una frazione di secondo in più viene risucchiata alla corda, costringendola a spingere il doppio, ma ormai i giochi sono fatti. Chigbolu giunge al traguardo evidentemente provata e contratta, fermando il cronometro a 54″17.
Tocca infine alla più veterana delle tre, Chiara Bazzoni, che forse è la migliore sotto il punto di vista tattico, infatti parte decisa e lotta tra la seconda e le terza piazza, ma le altre sono più forti e questo grande uso di energie per rincorrere alla fine chiederà il conto, facendo mollare la Bazzoni quel tanto che basta per farla finire in quarta posizione col tempo di 53″82.



Matteo Galvan invece ha la possibilità di esprimere la propria superiorità in una batteria fortunatamente non folta di nomi che contano. Galvan esegue una gara tatticamente pulita ed al risparmio in vista della semifinale, e senza problemi prende il secondo posto della batteria che consente il passaggio automatico, col tempo di 47″31, dietro al ceco Jan Tesan ( 47″09).

Grande impressione proprio sull’anello l’ha data il giovane campione mondiale indoor di Sopot e beniamino di casa Pavel Maslak che esegue il primo giro in 22″09 decontratto e sciolto come se fosse una corsetta per mantenersi in salute, quindi sul secondo giro di boa tiene a debita distanza gli avversari e si lascia portare verso il traguardo col tempo di 47″23. Dietro a Maslak compare il più giovane dei fratelli Borlèe, Dylan, che a quanto pare rinforza la tradizione di famiglia sui 400, difendendosi bene e arrivando proprio alle spalle di Maslak con 47″36.

Giulia Viola è l’ultima a scendere in pista nella mattinata, schierata sui 3000 in cui trovare posto in finale non è così proibitivo. Parte la batteria della Viola, con un ritmo non esaltante, anzi lento, in 3’04 ai 1000 m. Questo è un campanello d’allarme per tutte le atlete che molto gradualmente alzano un po il ritmo ma senza strappi. Infine la finanziera azzurra si piazza ottava della sua prova col tempo di 9″03″00 , pregando che la seconda batteria sia più lenta. Servirà proprio attendere la fine di tutta la qualificazione dei 3000 m per fare un sospiro gioioso in casa azzurra, potendo così decretare ufficialmente la presenza di Giulia Viola in finale.


Oltre i nostri azzurri, diversi big sono entrati in gara stamane, destando non poche attenzioni. Uno su tutti è stato Renaud Lavillenie, arrivato nella capitale ceca dopo aver fatto vedere più di un salto sopra i 6 metri, praticamente facendo già disporre la Marsigliese da suonare alla premiazione dell’asta uomini. Lavillenie però ci mette del suo e fa tremare la compagine transalpina quando alla misura d’entrata di 5,70 infila due nulli consecutivi, fortunatamente annullati col terzo tentativo a buon fine, ma che sudata.

Grande impressione l’ha destata la ventiquattrenne Ivana Spanovic, capace al primo salto di agguantare la qualificazione nel lungo femminile in grandissima scioltezza, addirittura con un salto da 6,76. La vita della Spanovic si è resa molto più facile quando Katarina Johnson Thompson ha deciso di non schierarsi nel lungo, disciplina in cui vanta quasi 7 m, dedicandosi invece solo alle prove multiple, in cui sta facendo effettivamente faville, soprattutto nel salto in alto dove è riuscita a valicare 1,95, seguita a ruota dall’altra britannica classe 97 Morgan Lake, 1,92 per lei.

Proprio nelle prove multiple c’è stato il più triste colpo di scena: Nadine Broersen, in lacrime, si tocca la caviglia dolorante, rinunciando a continuare la gara di alto, lasciando così un posto vacante per una medaglia che molto probabilmente la bionda olandese si sarebbe messa al collo.

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