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childIndipendenza si o indipendenza no? Questo è la grande domanda che è posta di fronte agli scozzesi, che oggi voteranno per la secessione dal Regno Unito di sua Maestà. Ovviamente, la divisione dal UK, non prevederebbe solo connotati politici, culturali ed economici ma anche sportivi, ovvero: gli atleti finora riuniti sotto la Union Jack da che parte decideranno di schierarsi?

A non frapporre indugi sulla faccenda è stato Sir Craig Reedie, vice presidente del CIO, ex presidente della British Olympic Association scozzese nonchè presidente della WADA (agenzia mondiale anti-doping), il quale ha esposto i suoi dubbi in merito, parteggiando decisamente contro la separazione.

Reedie prevede che molte delle più grandi stelle del paese rifiutino di correre il rischio di abbandonare il Team GB in vista di Rio 2016, perchè incorrerebbero in una minor competitività ed in una ridotta parte di fondi monetari.

“La mia esperienza mi ha insegnato che gli atleti seguono i finanziamenti”, ha dichiarato Reedie. “Se vi capita di essere uno scozzese in una coppia di canottaggio avreste un forte incentivo a gareggiare per il Team GB, data la grande tradizione e competitività.”

A sollevare ipotesi ovviamente ci ha pensato anche Ed Warner, presidente della UK Athletics il quale ha usato toni molto più diplomatici e aperti a a molte interpretazioni, dichiarando che in questo momento la Gran Bretagna gode, per quanto riguarda l’Atletica Leggera, di infrastrutture, medici, studi che portano avanti la ricerca ed allenatori molto efficienti ed all’avanguardia, e sarebbe un peccato abbandonare un qualcosa di già costruito così saldamente, invece di affidarsi a qualcosa ancora da costruire.

In questo momento, la UK Sports sta investendo 350.000.000 di sterline sulla preparazione degli atleti per le prossime Olimpiadi, ed il comitato Scottish National Party, si è impegnato a lottare per il riconoscimento del 40% della somma nel caso della vittoria indipendente.

Craig Reedie ha inoltre continuato ad avanzare temi a favore dell’unione, puntando il dito su fattori statistici: la Gran Bretagna ha ottenuto sessantacinque medaglie olimpiche nel 2012, tredici della quali grazie ad atleti scozzesi, ma solo tre di esse sono provenute da sport individuali, tra cui per esempio l’oro di Andy Murray, atleta che si è detto pronto a difendere i colori scozzesi. Questo riassunto olimpico, ha dato modo a Reedie di far riflettere entrambi le fazioni, che si indebolirebbero a vicenda sul piano sportivo, e non solo nell’Atletica Leggera ma anche nel Rugby, nel Calcio e forse, cosa ancor più grave per un patriota britannico, ci sarebbe da rivedere la conformazione della bandiera Britannica.

Il ministro dello sport scozzese ha promesso una “transizione morbida” per atleti olimpici e paralimpici che hanno seguito l’esempio indipendentista mentre Shona Robison, responsabile dei Giochi del Commonwealth ha detto: “Attualmente, i contribuenti scozzesi contribuiscono all’UK Sports e, dopo l’indipendenza, queste risorse rimarranno in Scozia per essere investite esclusivamente nello sport scozzese. Siamo fiduciosi che molti atleti vorranno competere per il Team Scozia a Rio, ma abbiamo sempre detto che se scelgono di competere per un’altra squadra non c’è niente di sbagliato, è una loro scelta. Faremo in modo che la squadra scozzese sia dotata di risorse adeguate e in grado di competere con i migliori sulla scena sportiva internazionale.”

Cosa succederà lo sapremo a breve, ma qualsiasi cosa succederà non ci impedirà di godere delle gesta di grandi atleti, che gareggino sotto la Union Jack o sotto la Croce di Sant’Andrea.

 

nella foto l’ostacolista Eilidih Child, Getty Images

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