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USATFHa dell’incredibile quello che uscito fuori dal mondo dell’atletica americana in questi giorni, avvenimento che potrebbe portare a sequele importanti per la federazione e gli atleti USA.

Tutto ha inizio ai campionati Indoor statunitensi, valevoli anche come lasciapassare per i mondiali di Sopot. Sono in atto i 3000 donne, dove a darsi battaglia sono Gabriele Grunewald, Shannon Rowbury, Sara Vaughn e Jordan Hasay.

Ad un giro dal termine, il gruppetto inizia a scalpitare per l’imminente arrivo, tra tutte Jordan Hasey cerca di allargarsi per prendere Rowbury, ma Grunewald, avendo avuto la stessa idea, incappa in un contatto con la Hasey che si destabilizza e perde terreno, mentre la Grunewald riesce a prendere Rowbury ed a vincere.

Tutto sembra finito come in una gara normale, ma c’è un uomo a cui non è andata già la vittoria di Grinewald: Alberto Salazar, allenatore sponsorizzato Nike, che viste le sue atlete battute è andato a fare ricorso alla giuria. In prima battuta, l’arbitro si è interrogato con l’ufficiale più vicino al presunto contatto, il quale ha evidenziato che la situazione non comprendeva un fallo evidente. Gabriele Grunewald è stata avvisata del ricorso da un altro allenatore Nike,  Jerry Schumacher, non proprio in buoni rapporti con Salazar.

La giuria ha facilmente negato il ricorso, rincuorando Grunewald, ma Alberto Salazar non ha gradito il verdetto, impugnando la decisione con la giuria d’appello. Anche la giuria d’appello, visionando il video della gara, ha accertato la validità della corsa, decretando la vittoria di  Grunewald.

Secondo la giurisdizione USA in materia, dopo il secondo appello, il ricorso non può essere ripresentato a meno di nuove prove rilevanti, ma Salazar non si è dato per vinto continuando a protestare, facendosi aiutare da altri della Nike che hanno accerchiato la tenda dei giudici, tirando in ballo anche i responsabili alle riprese che fino a quel momento avevano negato la presenza di falli. Il tempo passa, quando Salazar esce mostrando un pollice alzato: Gabriele Grinewald è squalificata, vince Shannon Rowbury.

Gabriele Grinewald, disperata dopo essersi vista sfumare il primo titolo nazionale dopo aver sconfitto due cancri,  si è scagliata contro Salzar inveendogli contro.

Il manager di  Grinewald,  Paul Doyle, ha dichiarato che non si sarebbe fermato continuando a protestare per questa insulsa ingiustizia fino, forse, al tribunale, dato che due dipendenti della azienda che effettuava le riprese hanno dichiarato che la nuova prova presentata era semplicemente il video iniziale ma ingrandito. Il che non consiste tecnicamente in una nuova prova.

Nell’ambiente USA si è subito scatenata la lotta sull’etere, facendo trapelare il fatto che i presenti della Nike attorno alla tenda dei giudici, avrebbero usato mezzi intimidatori per convincere i giudici su in fallo assolutamente inesistente, che molti hanno riconosciuto tale una volta che il video è stato reso pubblico.

Quello che tutti pensano ma stentano a dire o almeno lo bisbigliano è il fatto che Gabriele Grinewald era un’atleta Nike, passata successivamente alla Brooks per dissapori all’interno dell’organico.

Questo fatto ha fatto alzare la voce anche al sindacato degli atleti USA (TFAA)  il quale chiede a gran voce che sia fatta chiarezza e trasparenza per quanto concerne i ricorsi, gli appelli e il potere degli sponsor in essi, perchè è vero il fatto che gli atleti professionisti posso portare avanti la loro attività grazie a terzi, ma la loro integrità non deve essere messa in discussione dal colore della maglia che indossano.

Inoltre un altro episodio ha messo la USATF in una posizione scomoda. La TFAA aveva chiesto alla USATF che durante i ricorsi nelle manifestazioni assolute più importanti fossero presenti alle consultazioni due rappresentanti degli atleti in qualità di osservatori non interferenti, come segno di trasparenza. Come tutta risposta la USATF ha annullato qualche giorno prima l’incontro pianificato per discutere questa proposta.

Queste richieste sono anche state messe nero su bianche con una raccolta di firme inserendoci oltretutto la modifica dei contratti agli atleti per dar loro modo di protestare e difendersi quando ne hanno bisogno; la Brooks ha prontamente firmato la petizione, commentando: “La Brooks riconosce il potere del lavoro di squadra dentro e fuori la pista. Siamo entusiasti di vederela TFAA alzarsi per contribuire a dare a tutti gli atleti una voce e sostenere il loro desiderio di lavorare insieme per migliorare lo sport. Sosterremo i nostri atleti dell’associazione sperando nella loro leadership nell’atletica leggera”.

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1 commento

  1. AndiM ha detto:

    É proprio vero che certe persone sono senza scrupoli; e poi non capisco perché un’atleta non sponsorizzata nike non debba partecipare a manifestazioni internazionali pur meritandoselo.

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