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Tramite Facebook sono venuto a conoscenza di questa ingiustizia avvenuta proprio in Puglia quest’anno.

Il malcapitato è Gianvito Galasso, che mi ha chiesto gentilmente di far conoscere a tutti la sua storia, vittima della disorganizzazione con cui spesso gli atleti devono fare i conti quando si presentano ad una gara.

Infatti al termine di una gara a cui ha partecipato non gli è stato comunicato che era stato convocato al controllo anti-doping ed ora rischia 1 anno di squalifica per non essersi presentato.

Ecco quello che ha scritto. E’ un po’ lungo ma vale la pena leggerlo.

“Cari amici, conoscenti e semplici “colleghi” di atletica e di sport, vi invito a dedicare qualche minuto alla lettura di questa mia nota su un triste episodio che mi ha visto protagonista al termine di una gara podistica. Ne vale la pena, magari pubblicatelo pure, potrebbe essere utile a voi come ad altri praticanti dello sport vero e sano, perché non incappiate nella situazione sgradevole di essere indagati, e come se non bastasse incolpati, per la mancata sottoposizione ad un controllo antidoping solo perché degli incapaci e per di più menefreghisti irresponsabili messi a (dis)organizzare le operazioni di suddetto controllo non mi hanno mai comunicato di sottopormi ad esso appena giunto al traguardo o comunque nei minuti immediatamente successivi.

La competizione a cui alludo è il suggestivo “Trofeo delle due torri” dello scorso 25 luglio 2010, gara podistica conclusasi in località Torre Santa Sabina, frazione di Carovigno, nel brindisino. Al “termine” di quella gara (chissà quanto tempo dopo il termine o comunque il mio arrivo!), c’è stata la convocazione di otto atleti sorteggiati per un controllo antidoping a sorpresa. Un ispettore medico FMSI, constatata la mia assenza alla convocazione che nessuno mi ha mai notificato appena giunto al traguardo nè tanto meno nei minuti immediatamente siccessivi, si è direttamente rivolto all’Ufficio di Procura Antidoping del CONI segnalando, dopo aver assicurato di aver rispettato la procedura antidoping per quanto riguarda la convocazione degli atleti da controllare a fine gara, la mia mancata presentazione alle operazioni antidoping, laddove io risultavo essere uno degli otto atleti concorrenti di sesso maschile da sottoporre a controllo.

Avviato così un procedimento di indagine disciplinare nei mie confronti, ho dovuto dare più volte nei mesi successivi la mia versione dei fatti, essendo costretto anche a mettere in imbarazzo la mia società d’appartenenza e a recarmi a Roma a spese personali, per una colpa che non è in alcun modo mia. Naturalmente ho dichiarato in maniera chiara che non mi ritengo in alcun modo responsabile della mancata presentazione alle operazioni di controllo, imputando questa alla mala gestione degli addetti alla comunicazione, non essendo stato convocato nell’immediato mio fine gara, né avendo udito alcuna comunicazione nominativa. Infatti, sapendo per certo di non essere giunto in premiazione in quella gara, non c’era alcun valido motivo perché io rimanessi nel luogo della manifestazione. Sicché, dopo le consuete operazioni post-gara (ricambio e ristoro), io e i miei genitori, lì presenti, testimoni diretti della mia versione dei fatti, abbiamo abbandonato il luogo della gara per fare ritorno a casa.

Nella sua indagine, l’Ufficio Procura Antidoping si è rivolto anche allo chaperon alle operazioni del controllo antidoping, il quale ha dichiarato che era stato assai difficile provvedere alla notifica del controllo ai soggetti individuati, in quanto l’arrivo distava 10km dalla partenza e vi erano moltissimi partecipanti, tra i quali, secondo la categoria di appartenenza e l’ordine di arrivo per categoria, si sarebbe dovuto individuare il soggetto da sottoporre a controllo. Classifica alla mano, lo chaperon ha poi mostrato come gli appartenenti alla categoria Assoluti (la mia) fossero giunti in ordine sparso e, quindi, come era stato difficile individuarli.

L’Ufficio Procura Antidoping ha infine chiesto di riferire anche al responsabile di quella manifestazione podistica. Questi, pur dichiarando che la procedura concordata con il medico prelevatore allo spoglio della busta è stata esattamente osservata e rispettata in merito a quanto era stato richiesto nella stessa, ha comunque messo in evidenza che il tempo intercorso per redigere la classifica aggiornata e individuare l’atleta da esaminare ha impedito ai preposti la comunicazione all’atleta di essere soggetto individuato per essere sottoposto a controllo antidoping.

Ne consegue dunque che questi signori, alla luce della mia chiara versione dei fatti, non hanno fatto altro che riconoscere che qualcosa non ha funzionato nella convocazione di tutti e gli otto atleti da sottoporre al controllo antidoping, ragion per la quale io non ho mai avuto notizia alcuna della mia convocazione, se non solo nella tarda serata di quella domenica, a manifestazione naturalmente conclusa da un pezzo, da parte di un conoscente lì presente che solo per caso aveva il mio numero di telefono e ha quindi potuto mettermi al corrente del pasticcio creato dall’incapacità organizzativa di qualcheduno, di cui purtroppo sono vittima.

Ciononostante, l’Ufficio di Procura Antidoping si è espresso dichiarando quanto segue:

Alla luce di quanto appare dalle risultanze istruttorie, devono ritenersi regolarmente espletati tutti gli adempimenti richiesti dalla vigente normativa antidoping, tenuto conto delle dichiarazioni riportate dall’Ispettore Medico FMSI, e dal responsabile della manifestazione. Ciò, sia pure considerando che, per manifestazioni come quella di cui si tratta, le procedure appaiono invero perfettibili.

Sulla base di quanto precede, in ogni caso emerge che le circostanze riferite dal medico ispettore risultano coerenti con il narrato dell’incolpato, essendo indubbio l’addebito disciplinare contestato (non aver espletato le procedure antidoping benché regolarmente designato), stante la stessa ammissione dell’atleta.

Ciò premesso, in punto di diritto risulta che il comportamento dell’atleta integra la violazione del Codice WADA (il codice mondiale antidoping) e in specie viola l’articolo 2.3, secondo cui è punibile l’atleta che si sottrae “al prelievo dei campioni biologici”.

In tale contesto consta la responsabilità dell’atleta da sanzionarsi ai sensi degli articoli 10.3.1. del Codice WADA 2009.

All’esito della presente istruttoria, questo Ufficio ritiene tuttavia che nel caso in esame possano ricorrere i presupposti per la concessione delle attenuanti previste all’art. 10.5.2. del Codice WADA attesa la valutazione del grado di responsabilità e colpevolezza dell’atleta rispetto alla mancata presentazione al controllo antidoping alla luce dell’effettivo svolgimento dei fatti, così come ricostruiti.

Per le supposte ragioni, questo Ufficio dispone il deferimento dell’atleta Gianvito Galasso alla Commissione d’Appello Federale della FIDAL per l’applicazione della sanzione prevista dal Codice WADA e cioè la squalifica per anni uno, ai sensi del combinato disposto degli articoli 10.3.1. e 10.5.2. del Codice WADA.”

Insomma, pur con le dovute attenuanti, alla fine per l’Ufficio di Procura Antidoping sono comunque io il colpevole del pasticcio creato da individui incapaci di fare bene il loro dovere in quella maledetta gara per la quale tanto ho fatto per esserci, nonostante la mia preparazione fisica in quel periodo non fosse delle migliori, dato che fino a dieci giorni prima stavo in quarantena a preparare esami universitari uno dietro l’altro.

Naturalmente mi auguro che la Commissione d’Appello Federale della FIDAL archivi quanto accaduto e non accetti la richiesta di una squalifica che non posso in alcun modo accettare. E’ vero che non sono una cima nell’atletica, è vero che nella mia vita sono altri gli obiettivi importanti che inseguo, è anche vero che negli ultimi mesi diversi impegni personali più importanti dell’atletica mi hanno costretto a sospendere l’agonismo e dunque le gare. Ma per una questione di principio non posso accettare per nessuna ragione nemmeno un solo giorno di squalifica o chissà quale altra sanzione per una colpa che, per stessa ammissione dei (dis)organizzatori di quel controllo antidoping, non è mia.”

Gianvito Galasso

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4 Commenti

  1. Michele Mennuni ha detto:

    Secondo me stanno prendendo un abbaglio assurdo….è un modo per punire uno a caso…io ho visto in occassione di manifestazioni importanti e di spessore il responsabile dell’antidoping PEDINARE l’atleta sorteggiato metro dopo metro e sopratutto notificare il controllo appena varcata la linea d’arrivo. Mi spiace solo perchè così un ragazzo si trova di fronte ad una questione brutta senza aver fatto nulla, verrà squalificato per una tempo pari a chi si dopa e sopratutto credo che si disinnamorerà della disciplina…

  2. Stefania Cannas ha detto:

    Carissimo Gianvito Galasso,che dire??bhe e’ veramente
    triste cio’ che hai vissuto personalmente.Mi chiedo che ci fanno a
    stare queste persone persone incapaci ad organizzare..??EH non e’
    la prima volta che si verificano episodi sgradevoli e
    spiacevoli…Ancor piu’ triste mettere una persona in cattiva luce
    oltre tutto vitima..Hai assolutamente fatto bene a tenerci al
    corrente di questo episodio….lo trovo ingiusto e veramente pocco
    rispettoso..sappi che sono una tua collega e condivido pienamente
    il tuo stato d’animo,ti sono veramente vicina.distinti
    saluti.stefania.

  3. Paola Gentina ha detto:

    Ho la pelle d’oca! Pur di dimostrare che l’antidoping
    funziona e che c’è del marcio da togliere, puniscono un atleta che
    praticamente hanno ammesso sembra non avesse colpe!!! Sono la mamma
    di un’atleta e quelle di cui sopra sono le cose che mi fanno paura.
    Sacrifici per far coincidere allenamenti e fisioterapia, università
    e viaggi in treno, lo studio e il fidanzato, ecc ecc….e poi?
    Basta un giudice deficiente per far passare un atleta per quello
    che non è. Forza Gianvito, anche se non serve più di tanto nella
    pratica, io sto dalla tua parte!

  4. Gianvito Galasso ha detto:

    Vi ringrazio tutti per la solidarietà espressa, che anche
    se in termini pratici può non essere nulla, è fondamentale sotto
    l’aspetto morale! Colgo anche l’occasione per informarvi che della
    faccenda al momento se ne stanno occupando direttamente i vertici
    della mia squadra e che, grazie alla pubblicazione della mia nota,
    sono riuscito ad ottenere un paio di testimonianze decisive a mio
    carico qualora ce ne fosse bisogno in un’eventuale nuova
    convocazione a giudizio: sembrerebbe infatti che non è la prima
    volta che i (dis)organizzatori dell’antidoping, sempre in quella
    gara, ma in un’edizione precedente, abbiano commesso lo stesso
    errore di convocazione tardiva dell’atleta da sottoporre al
    controllo. Saluti a tutti. Gianvito

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