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StaffettaLe luci si sono abbassate, gli spettatori sono ormai lontani ed sipario si è abbassato sulla trentesima edizione dei Campionati Europei Assoluti, dove una squadra azzurra giovane e compatta si è dimostrata all’altezza tornando a casa a testa alta con due ori, due argenti e tre bronzi; proprio di questi importanti metalli continentali vogliamo raccontarvi.

La prima meravigliosa medaglia è arrivata da un’atleta che cercava certezze, dopo aver corso il primato italiano dei 200m ma anche diverse prove sui 400m con passaggi troppo azzardati a metà gara. Questa volta però tutto è girato come un orologio svizzero per Libania Grenot, la quale è giunta in forma smagliante e conscia di poter valere molto. Batteria passata con solidità e quindi una finale vissuta da regina, sempre sotto i 51 secondi (50”73 in finale) mettendo oltre mezzo secondo dall’argento. Libania Grenot adesso potrà giungere a Rio come una delle atlete che potranno ambire ad una grande prestazione e l’idea di abbassare il primato italiano del giro della morte non è così peregrina.

Mattinata calda, lunghe strade d’asfalto sotto i piedi e respiri profondi a pieni polmoni. Veronica Inglese e Daniele Meucci, due autori di una grande prova di stoico agonismo e voglia di far bene.

La Inglese, dopo una stagione vissuta con miglioramenti continui, ha costruito una’altro piccolo capolavoro che, dopo il sesto posto nei 10.000, era nell’aria. Argento nella mezza maratona chiusa in 1h10’35” di record personale, coronamento di una corsa solida come il granito.

Di solidità ne ha sempre avuta Meucci, come ha dimostrato in questi anni costellati di vittorie, nazionali e continentali. Davanti a Meucci ci sono medaglie keniote naturalizzate, evento che rende ancor più mirabile il bronzo del fondista pisano, giunto in fondo con 1h02’38”.

Ma nella mezza maratona la medaglia viene anche dalla forza del gruppo: grazie alla somma dei tempi  in gara, la squadra femminile composta da Veronica Inglese, Anna Incerti (14esima),  Rosaria Console (19esima), Laila Soufyane (29esima) e Catherine Bertone (38esima) hanno conquistato l’argento a squadre, mentre gli uomini, con Daniele Meucci, Stefano La Rosa, (13esimo), Ruggero Pertile (29esimo), Xavier Chevrier (38esimo) e Daniele D’Onofrio (65esimo) hanno strappato un bronzo pieno di sudore e soddisfazione.

Quale miglior chiusura di un Campionato Europeo se non con altri due importantissimi metalli, uno preso confermandosi uomo da battere, l’altro vinto con caparbietà e non così scontato.

Gianmarco Tamberi è arrivato ad Amsterdam come capitano della squadra e vero uomo medaglia del salto in alto maschile. Nessuno ha potuto mai insidiare il finanziere, unico a passare i 2,32m , con agilità e tranquillità alla prima prova. Questo successo continentale va ad aggiungersi all’oro indoor di Portland e chissà se farà compagnia anche ad una medaglia con su scritto Rio de Janeiro; dovremo aspettare l’Olimpiade per vedere se la stagione di Tamberi si concluderà in modo folgorante così come è iniziata ma sicuramente non mancherà la grinta e l’agonismo che sempre ha fatto volare ”Jimbo” Tamberi.

Ultima, bellissima medaglia, se la sono messe al collo Maria Benedicta Chigbolu, Maria Enrica Spacca, Chiara Bazzoni e Libania Grenot partite per giocarsela e così hanno fatto alla grande. Una 4×400 combattuta metro dopo metro e conclusa in 3’27″49, tempo che vuol dire terzo gradino del podio ammantato di bronzo e adesso tutte a Rio per vedersela con gli squadroni americani e caraibici, contro i quali si può tirar fuori la grande prestazione d’orgoglio.

Chiudiamo questo articolo con chi la medaglia l’ha accarezzata ma per molti l’ha vinta.

Ayomide Folorunso, nata nel 1996, la grinta fatta persona. Arriva come la più giovane dei 400hs ad un Campionato Europeo e va a combattere in una finale dove il bronzo è sfuggito per appena un decimo. Ayomide è l’immagine dell’atletica italiana giovane, scalpitate e pronta per entrare nel panorama internazionale, crescendo gara dopo gara.

Complimenti ai medagliati ed a tutta la squadra italiana, si ricomincia da Amsterdam per un futuro ancor più radioso.

 

Foto: Giancarlo Colombo/FIDAL

 

 

 

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