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asafa-powellOrmai siamo agli sgoccioli e tutto è pronto per vivere le emozioni dei Campionati Mondiali indoor di Portland 2016. Uomini e donne razzo stanno solo attendendo lo sparo per spingere sui blocchi ed andarsi a prendere la gloria, racchiusa a volta in un pugno di centesimi di secondo.

Sulla gara dei 60m non vedremo il campione uscente Richard Kilty, che però ha dimostrato di essere in gran forma, correndo in 6”50 poche settimane fa. Al vertice delle startlist troviamo il ”vecchio” leone Asafa Powell,  il quale è stato l’unico capace di correre sotto i 6”50 in questo 2016 agonistico fino al 12 marzo, quando Ronnie Baker e Cameron Burrell hanno fermato il cronometro, rispettivamente, a 6”47 e 6”48. I due giovani non prenderanno però parte alla rassegna.

Alle spalle del giamaicano c’è una tripletta dove uno è di troppo per età. A 6”51 infatti sono posti Trayvon Bromell, Marvin Bracy e, udite udite, Kim Collins. Chissà se il quasi quarantenne nevisiano riuscirà a strappare una medaglia o addirittura l’oro.

Molta attenzione è anche da porre su Mike Rodgers, sempre in palla nel momento che conta, ed a James Dasaolu, anch’egli grande agonista.

A livello femminile, i 60m vedranno una lotta al trono tra Dafne Schippers e Barbara Pierre, entrambe autrici di 7”00. Il resto delle avversarie sembrano lontane, però mai dire mai con le gare brevi, dove ogni minimo errore si paga, quindi, occhio anche al coppia britannica Asha Philip e Dina Asher Smith.

La donna col miglior personale della competizione invece è la 35enne LaVerne Jones Ferrette, con un PB di 6”97.

Passiamo al ”doppio giro della morte”, una delle gare forse più snaturate dalla sua controparte outdoor. I 400 indoor non fanno troppa distinzione tra il forte ed il debole, premiano specialmente chi riesce ad infilarsi prima alla corda. Ricordiamoci, per esempio, di Istanbul 2012, quando il super favorito Kirani James entrò in corda come quarto e quarto rimase.

Sull’anello di Portland vedremo il primatista stagionale Bralon Taplin da Trinidad, scontrarsi con il campione in carica Pavel Maslak, il quale non è certo uomo da tirarsi indietro al primo sentore di medaglia da raggiungere. Un occhio di riguardo alle retrovie, per così dire, con Lalonde Gordon, Deon Lendore e Vernon Norwood. La finale si deciderà alla corda, non sul crono d’iscrizione.

Anche i 400m al femminile sono racchiusi in un fazzoletto di decimi, dove un passo in più o meno potrebbe fare una notevole differenza. Dovrà rendersene conto molto bene Quanera Hayes, capolista con 51”09, la quale è rincorsa da Ashley Spencer, la veterana Natasha Hastings, Oluwakemi Adekoya e Chrisann Gordon.

Rispetto ai 60m, è da notare come per tutti i paesi, Stati Uniti in primis, manchino i veri e propri 400isti di punta, la cui preparazione, ovviamente, è finalizzata all’appuntamento olimpico. Questa è purtroppo la sfortuna del Mondiale indoor (ogni due anni).

Andiamo sulle barriere maschili, dove la macchina schiacciasassi sembra essere la Francia, che ha il primo ed il terzo tempo d’iscrizione con Dimitri Bascou e Pascal Martinot Lagarde. I due transalpini hanno corso rispettivamente in 7”41 e 7”47: non sarà facile abbattere il morale francese con questi tempi e la Marsigliese potrebbe essere già pronta per essere suonata.

Chi potrebbe rovinare la festa ai ”galletti” è Omar McLeod, persona da 12”97 sui 110hs (15esima prestazione all-time) ed un accredito sui 60m hs di 7”46, 5 centesimi sotto Bascou.

Questo sulla carta sarebbe il podio, ma chissà se Jarret Eaton riuscirà ad essere della partita per la lotta a medaglia: il suo 7”52 non sembra impensierire, ma mai dire mai.

Al femminile, la vera sfida sarà non far vincere gli Stati Uniti, evento che sembra impossibile (o quasi).

Dalle iscrizioni, la medaglia d’oro, d’argento, di bronzo e di legno sono targate USA: in testa svetta Brianna Rollins (7”76), seguita a ruota ad 1 centesimo da Kendra Harrison per poi continuare verso Queen Harrison e Nia Ali, tutte sotto la stessa bandiera.

Quali di questi velocisti riuscirà a vestirsi con l’alloro della vittoria? Non ci resta che scoprirlo tra due giorni.

Nella foto: Asafa Powell (msh/dr AFP, AP, Reuters)

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