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BenHarradineAcanto di Sparta, vincitore nelle XV Olimpiadi antiche (720 a.C.) fece scalpore tra i suoi colleghi atleti, scendendo in campo completamente nudo, lanciando successivamente la moda ed il mito degli atleti olimpici greci che mettevano in mostra il loro corpo, scolpito in più e più statue attraverso il tempo.



griffith

Tanti secoli dopo e diverse tonnellate di materiale sportivo in più, gli atleti professionisti non scendono più in campo totalmente nudi, ma sono attentissimi e precisissimi nel calcolare il loro guardaroba da gara, passando dalle scarpe più leggera, alla maglia più aerodinamica fino alle scelte scaramantiche, come può essere la pettinatura o amuleti vari.

C’è chi però ha unito l’utile al dilettevole, e forse anche al bizzarro.

Il tutto è partito dagli Stati Uniti, dove a cavallo tra anni ’80 e ’90 uscirono fuori molti strani articoli da gara.
La capostipite fu la donna razzo Florence Griffith, con la sua tuta mono gamba, in cui la gamba destra era coperta e la sinistra no. Ovviamente i colori erano tutto tranne che sobri e delicati, tipo dei viola molto accesi o argento traslucido, facendo onore ai gloriosi anni ’80.

carl lewisSe le donne prendevano il sopravvento, gli uomini non rimasero a guardare, partendo da un altro grande: Carl Lewis.

Lewis propose una coloratissima canottiera da gara dai colori africaneggianti, in cui si ripeteva il motivo di una sagoma a forma di cammello.

Difficile da non notare.

Lewis però non rimase certo da solo, ed il suo Club, il prestigioso Santa Monica, si portò avanti coi tempi prendendo spunto dalla natura e soprattutto dai fumetti Marvel dell’Uomo Ragno.

santa monicaLa staffetta 4×100 del Santa Monica, guidato da Carl Lewis e Leroy Burrell, si presentò con una tenuta degna del famoso eroe mascherato, mostrando un body rosso-blu aperto sui fianchi da strisce che ricalcavano le forme di una ragnatela.



linford christieNon solo Stati Uniti, ma anche Inghilterra.

Dalla Gran Bretagna venne su portentoso Linford Christie, il più agguerrito rivale di Lewis, che per non farsi mancare nulla rispetto al collega USA si fece cucire un body da film horror, scendendo in pista con una radiografia completa su tutta la tenuta da gara. Non c’è che dire, da brividi, anche per la velocità con cui correva Christie.

 
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Gli anni ’90 erano passati con le larghe tute da ginnastica, ed a portare quell’aria di rinnovamento degno del 2000 ci pensò Ato Boldon da Trinidad, scendendo in pista con degli occhiali che avrebbero fatto invidia a qualsiasi fan di Star Treck o Guerre Stellari. Non sappiamo quanto fossero comodi, ma quel modello di occhiali fece volgere molti sguardi verso Boldon.



cathy freemanSempre all’inizio degli anni 2000, precisamente a Sidney 2004, la tenuta più notata fu quella di Cathy Freeman la quale scese dalla navicella spaziale con un body totale, dal cappuccio per la testa, alle protezioni per mani e piedi.

Arrivando ai giorni nostri, due sono i campioni indiscussi della fantasia nel vestire atletico: l’americana 800ista Maggie Vessey ed il discobolo australiano Benn Harradine.

Entrambi molto eclettici, chi  in pista e chi in pedana, non si risparmiano su forme o colori per stupire gli avversari ed il pubblico con colori sgargianti e forme bizzarre. La Vessey addirittura progetta da sola i propri capi d’abbigliamento.

meggie vessey benn harradine afp

Vedere per credere, ma se c’è una cosa certa è che “l’abito non fa il monaco” ed oltre tutto questo apparire servono un gran cervello e dei grandi piedi. Abebe Bikila ha vinto la maratona a piedi scalzi.

 

Foto: Maggie Vessey, Getty Images/Jonathan Ferrey

Foto: Benn Harradine, AFP

Foto: Benn Harradine, Getty Images

Foto: Florence Griffith, harpersbazaar.com

Foto: Carl Lewis, IAAF.com

Foto: Santa Monica Relay, IAAF.com

Foto: Cathy Freeman, IAAF.com

 

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